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IL CONFEZIONAMENTO A CALDO

Il processo di riempimento a caldo (hot filling) può essere rappresentato come
una tecnologia di confezionamento, in quanto le caratteristiche del contenitore sono essenziali alla
riuscita dell’operazione che consiste: nell’introdurre nel contenitore, l’alimento ad una temperatura
di almeno 70-80 °C e chiuderlo ermeticamente.  Gli obiettivi che si perseguono sono: risanare il
contenitore, (grazie alla temperatura dell’alimento), estrarre l’aria (che riscaldandosi aumenta di
volume per cui, a raffreddamento avvenuto, dopo la chiusura, il contenitore risulterà in
depressione),  dare stabilità al prodotto inattivando enzimi e microrganismi. Per ottenere questo
occorre che l’alimento sia liquido o semi-solido, (perché le temperature inferiori ai
100°C possano avere un significativo effetto sterilizzante) ma occorre anche che l’imballaggio
abbia caratteristiche tali da favorire il trattamento che si vuole realizzare; in altre parole occorre un
contenitore, rigido e in grado di sopportare lo sbalzo termico necessario e le conseguenti
sollecitazioni  meccaniche ma anche  una chiusura ermetica ed affidabile. Bottiglie e vasi di vetro
(di tipo A) e le chiusure del tipo “Twist off” sono in genere destinati al riempimento a
caldo. Sono indispensabili opportune precauzioni per evitare che lo shock termico, durante il
riempimento o nel corso del raffreddamento, porti a rottura il contenitore; uno sbalzo termico di 55-
60°C, in un tempo molto breve è in genere accompagnato dalla frattura del vetro e un
preriscaldamento del contenitore può risolvere il problema. Anche le vaschette di plastica
possono essere riempiti a caldo; in questo caso si utilizzano contenitori di HDPE, PP, PET che
mostrano la migliore resistenza termica.

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