Oggi è possibile confezionare cibi pronti in atmosfera protettiva, il cliente potrà poi scaldarli sia in microonde che nel forno tradizionale fino a 220°C.
Merito di un materiale plastico il CPET che permette appunto di raggiungere temperature di 220°C senza avere cessioni nocive per l'alimento. La vaschetta viene chiusa con una termosaldatrice grazie ad un film in PET molto trasparente. Ovviamente prima di scaldare le vaschette bisogna bucarle con una forchetta.
Le vaschette in CPET sono molto interessanti proprio perchè permettono di confezionare in atmosfera protettiva garantendo la sigillatura della confezione,cosa che per esempio non fanno le vaschette in cartoncino.
Questo perchè le vaschette in cartoncino pur resistendo anch'esse in forno alle alte temperature hanno delle pieghe negli angoli che compromettono la sigillatura della vaschetta.
La barriera ai gas garantisce un'ottima shelf-life degli alimenti confezionati nelle vaschette in CPET.
Le vaschette in CPET si prestano particolarmente bene al confezionamento di piatti pronti come lasagne al forno, cannelloni, crepes, gnocchi alla romana, ecc....
Inoltre le vaschette in CPET resistono a temperature fino a -40°C.
La gamma di contenitori prevede un'ampia scelta anche di vaschette biscomparto per dare un servizio sempre maggiore ai clienti.
Per maggiori informazioni potete visitarci sul sito www.lpspack.com ,
VASCHETTE TERMOFORMATE E AD INIEZIONE.
Vaschette per alimenti, materiali plastici per il confezionamento e informazioni sui più moderni sistemi di packaging.Il nostro obiettivo è fornire nozioni e informazioni sui materiali di confezionamento, in particolare sulle vaschette, sui materiali di produzione e sulle novità che riguardano il settore del confezionamento in vaschetta.
VASCHETTE E MARKETING ALIMENTARE
L'immagine dei prodotti alimentari sta acquistando un'importanza sempre maggiore. La necessità di far risaltare un prodotto sugli scaffali di un supermercato è un'esigenza imprescindibile per ogni azienda alimentare.
Le vaschette in plastica svolgono un importante compito in questo senso. Oggi le vaschette possono avere un'altissima trasparenza (ad esempio le vaschette in PET) oppure possono essere stampate con immagini fino a sette colori con la tecnologia dell'INJECTION MOULD LABELLING O IML.
I film di saldatura poi già da molti anni vengono stampati con foto e diciture riguardanti il prodotto confezionato.
Le vaschette possono poi avere forme del tutto particolari e personalizzate, che permettono di distinguere più facilmente un prodotto sullo scaffale, anche da lontano.
La vaschetta può essere molto robusta e rigida se prodotta con la tecnologia ad iniezione, mentre più leggera e trasparente se prodotta con la tecnologia della termoformatura.
Insomma gli alimenti devono essere buoni altrimenti il consumatore non li acquisterà una seconda volta, ma la prima volta il cliente sceglie in base all'immagine che lo attira di più. Le vaschette proteggono il prodotto e gli conferiscono un grande valore sullo scaffale.
E' importante quindi soffermarsi sullo studio della confezione e del tipo di vaschetta che meglio può valorizzare il vostro prodotto.
Per maggiori informazioni venite a visitare il nostro sito www.lpspack.com
Le vaschette in plastica svolgono un importante compito in questo senso. Oggi le vaschette possono avere un'altissima trasparenza (ad esempio le vaschette in PET) oppure possono essere stampate con immagini fino a sette colori con la tecnologia dell'INJECTION MOULD LABELLING O IML.
I film di saldatura poi già da molti anni vengono stampati con foto e diciture riguardanti il prodotto confezionato.
Le vaschette possono poi avere forme del tutto particolari e personalizzate, che permettono di distinguere più facilmente un prodotto sullo scaffale, anche da lontano.
La vaschetta può essere molto robusta e rigida se prodotta con la tecnologia ad iniezione, mentre più leggera e trasparente se prodotta con la tecnologia della termoformatura.
Insomma gli alimenti devono essere buoni altrimenti il consumatore non li acquisterà una seconda volta, ma la prima volta il cliente sceglie in base all'immagine che lo attira di più. Le vaschette proteggono il prodotto e gli conferiscono un grande valore sullo scaffale.
E' importante quindi soffermarsi sullo studio della confezione e del tipo di vaschetta che meglio può valorizzare il vostro prodotto.
Per maggiori informazioni venite a visitare il nostro sito www.lpspack.com
FILM PELABILI PER VASCHETTE
Il film pelabile è un film per la termosigillatura di vaschette che si toglie dal contenitore a cui è saldato semplicemente tirandolo. In inglese questi filmvengono chiamati "easy-peel" e sono un grande vantaggio per il consumatore che non deve cercare coltelli o altri strumenti per aprire la vaschetta e consumare l'alimento.
La pelabilità al film viene data da una resina alimentare che viene spalmata o estrusa con il film questa particolare resina ha una durata ben definita dopo di chè perde il suo effetto di pelabilità. I film pelabili hanno una durata media di 6 mesi, trascorso questo tempo il film può essere utilizzato ugualmente ma senza più l'effetto "easy-peel".
Per lo stoccaggio del film pelabile è meglio prevedere luoghi freschi e con poca luce per non perdere le caratteristiche di pelabilità.
I film pelabili sono utilizzabili su tutte le normali termosaldatrici automatiche o manuali. La confezione dovrebbe prevedere una linguetta di facile apertura che agevola il consumatore nell'apertura della vaschetta.
Il film pelabile viene spesso usato nel confezionamento in atmosfera protettiva di alimenti freschi per agevolare nell'apertura della vaschetta il consumatore con in questo modo non deve munirsi di coltelli o altri utensili.
Per maggiori informazioni: www.lpspack.com
La pelabilità al film viene data da una resina alimentare che viene spalmata o estrusa con il film questa particolare resina ha una durata ben definita dopo di chè perde il suo effetto di pelabilità. I film pelabili hanno una durata media di 6 mesi, trascorso questo tempo il film può essere utilizzato ugualmente ma senza più l'effetto "easy-peel".
Per lo stoccaggio del film pelabile è meglio prevedere luoghi freschi e con poca luce per non perdere le caratteristiche di pelabilità.
I film pelabili sono utilizzabili su tutte le normali termosaldatrici automatiche o manuali. La confezione dovrebbe prevedere una linguetta di facile apertura che agevola il consumatore nell'apertura della vaschetta.
Il film pelabile viene spesso usato nel confezionamento in atmosfera protettiva di alimenti freschi per agevolare nell'apertura della vaschetta il consumatore con in questo modo non deve munirsi di coltelli o altri utensili.
Per maggiori informazioni: www.lpspack.com
LE PLASTICHE SONO SOSTENIBILI?
Senza materie plastiche verrebbero consumate più energia e più gas serra. Questa è la conclusione tratta da uno studio che è stato commissionato da PlasticsEurope che cercava una risposta alla domanda: le materie plastiche sono sostenibili?
In confronto con altri materiali in Europa, la plastica soffre ancora di una immagine piuttosto brutta per quanto riguarda gli aspetti ambientali e il consumo di risorse. A causa di uno studio che è stato commissionato dall'associazione dei produttori di materie plastiche chiamato PlasticsEurope eV, Denkstatt-GmbH ha studiato gli effetti reali dei prodotti tipici della plastica durante il loro intero ciclo di vita attraverso il suo studio dal titolo "Gli effetti della plastica su consumi energetici e emissioni di gas serra in Europa ". Lo studio si concentra sugli effetti sul consumo di energia e cambiamenti climatici.
Il contributo positivo di materie plastiche fossili
Per quanto riguarda gli esempi di prodotti in plastica che sono stati esaminati in dettaglio, riguardano esclusivamente materie plastiche che sono prodotte da fonti energetiche fossili, anche se il ruolo delle fonti rinnovabili sta diventando sempre più importante nel settore delle materie plastiche.Secondo PlasticsEurope, l'obiettivo dello studio è stato in primo luogo per documentare che l'uso di materie plastiche fossile fa anche un contributo positivo al raggiungimento degli obiettivi di efficienza energetica e protezione del clima.
La prima parte dello studio aggiorna un precedente studio dagli anni 2004/2005. In questo caso, il mercato complessivo dei prodotti in plastica sostituibili viene confrontato con il mix di materiali alternativi. La seconda parte tratta degli effetti benefici della plastica per quanto riguarda il miglioramento dell'efficienza energetica e la protezione del clima, ora e in futuro e, come afferma nell'introduzione, a posto "le cose nella giusta luce".
Durante la produzione di prodotti di plastica, le risorse energetiche che vengono utilizzati in gran parte sono da fonti non rinnovabili il cui consumo provoca il rilascio di gas serra. Tuttavia - sulla base dei risultati dello studio - anche più delle emissioni di CO2 sarebbe creato se i prodotti di plastica sono state sostituite da materiali alternativi.
Utilizzo di materie plastiche - risparmio di risorse
I risultati hanno mostrato che l'energia che è necessaria per la produzione, uso, valorizzazione e smaltimento di materie plastiche in Europa è attualmente ca. Gigajoule 4.300 milioni / anno, mentre le emissioni globali di gas serra è di ca. 200 milioni di tonnellate all'anno.
Lo studio è giunto alla conclusione che i prodotti di plastica soprattutto contribuire al risparmio energetico e la riduzione dei gas ad effetto serra a tal punto che hanno sostituito i materiali tradizionali. Sia il consumo di energia così come anche la quantità di gas serra emessi aumenterebbero considerevolmente se i prodotti di plastica dovrebbe essere sostituito da altri materiali, fino ad un massimo teorico. Ad esempio, Denkstatt aveva calcolato che, se la sostituzione di materie plastiche in tutta Europa un aumento del consumo di energia di ca. 2.100 gigajoule, la quantità di gas serra emessi aumenterebbe di 110 milioni di tonnellate di CO2 equivalenti. Denkstatt vede ancora un grande potenziale per la plastica nel futuro: quindi, nel 2020, i vantaggi di utilizzo stimate potrebbero essere nove a quindici volte superiore a quello delle emissioni derivanti dalla produzione e gestione dei rifiuti. Il risparmio energetico stimato sarebbe naturalmente variare in base alla sfera di applicazione con cui imballaggio naturalmente svolgere un ruolo più importante.
Esempio di packaging alimentare
Una ramificazione importante è anche la perdite evitate attraverso l'uso di prodotti di plastica, ad esempio, dei prodotti alimentari attraverso l'imballaggio protettivo. Così, imballaggi di plastica impedisce spesso i prodotti alimentari freschi da rovinare troppo veloce. Le perdite di prodotto alimentare così evitato allo stesso modo significa meno consumo di energia e di gas serra che sarebbero associati con la produzione di nuovi alimenti. Secondo lo studio, la stima ha mostrato che i benefici di CO2 delle perdite di derrate alimentari che vengono evitati sono 4-9 volte più alto nel campo di applicazione del 10 al 20 per cento del prodotto di massa che le emissioni di CO2 che si creano durante la produzione di l'imballaggio. Gli effetti benefici avrebbero un effetto molto più ampio su emissioni di gas serra rispetto alla produzione del packaging per questa sfera di applicazione.
Se si assume che il 70 per cento di tutti gli imballaggi alimentari - quindi anche da altri materiali - previene la perdita del 20 per cento dei prodotti alimentari confezionati e che il rapporto di CO2 stesso esiste per la fabbricazione di imballaggi e la produzione di prodotti alimentari come negli esempi di cui sopra, quindi la prestazione corrispondente di CO2 per imballaggi alimentari in plastica è stimata in 190 milioni di tonnellate di emissioni di CO2, si afferma ulteriormente. Impedendo la ca di cui sopra. dieci per cento di perdita dei prodotti alimentari, altri 22 milioni di tonnellate di emissioni di gas serra potrebbero essere evitate, secondo le stime dello studio.
Lo studio completo è disponibile per il download all'indirizzo www.plasticseurope.org.
-www.plasticseurope.org
ARTICOLO TRADOTTO DAL SITO http://www.interpack.de
In confronto con altri materiali in Europa, la plastica soffre ancora di una immagine piuttosto brutta per quanto riguarda gli aspetti ambientali e il consumo di risorse. A causa di uno studio che è stato commissionato dall'associazione dei produttori di materie plastiche chiamato PlasticsEurope eV, Denkstatt-GmbH ha studiato gli effetti reali dei prodotti tipici della plastica durante il loro intero ciclo di vita attraverso il suo studio dal titolo "Gli effetti della plastica su consumi energetici e emissioni di gas serra in Europa ". Lo studio si concentra sugli effetti sul consumo di energia e cambiamenti climatici.
Il contributo positivo di materie plastiche fossili
Per quanto riguarda gli esempi di prodotti in plastica che sono stati esaminati in dettaglio, riguardano esclusivamente materie plastiche che sono prodotte da fonti energetiche fossili, anche se il ruolo delle fonti rinnovabili sta diventando sempre più importante nel settore delle materie plastiche.Secondo PlasticsEurope, l'obiettivo dello studio è stato in primo luogo per documentare che l'uso di materie plastiche fossile fa anche un contributo positivo al raggiungimento degli obiettivi di efficienza energetica e protezione del clima.
La prima parte dello studio aggiorna un precedente studio dagli anni 2004/2005. In questo caso, il mercato complessivo dei prodotti in plastica sostituibili viene confrontato con il mix di materiali alternativi. La seconda parte tratta degli effetti benefici della plastica per quanto riguarda il miglioramento dell'efficienza energetica e la protezione del clima, ora e in futuro e, come afferma nell'introduzione, a posto "le cose nella giusta luce".
Durante la produzione di prodotti di plastica, le risorse energetiche che vengono utilizzati in gran parte sono da fonti non rinnovabili il cui consumo provoca il rilascio di gas serra. Tuttavia - sulla base dei risultati dello studio - anche più delle emissioni di CO2 sarebbe creato se i prodotti di plastica sono state sostituite da materiali alternativi.
Utilizzo di materie plastiche - risparmio di risorse
I risultati hanno mostrato che l'energia che è necessaria per la produzione, uso, valorizzazione e smaltimento di materie plastiche in Europa è attualmente ca. Gigajoule 4.300 milioni / anno, mentre le emissioni globali di gas serra è di ca. 200 milioni di tonnellate all'anno.
Lo studio è giunto alla conclusione che i prodotti di plastica soprattutto contribuire al risparmio energetico e la riduzione dei gas ad effetto serra a tal punto che hanno sostituito i materiali tradizionali. Sia il consumo di energia così come anche la quantità di gas serra emessi aumenterebbero considerevolmente se i prodotti di plastica dovrebbe essere sostituito da altri materiali, fino ad un massimo teorico. Ad esempio, Denkstatt aveva calcolato che, se la sostituzione di materie plastiche in tutta Europa un aumento del consumo di energia di ca. 2.100 gigajoule, la quantità di gas serra emessi aumenterebbe di 110 milioni di tonnellate di CO2 equivalenti. Denkstatt vede ancora un grande potenziale per la plastica nel futuro: quindi, nel 2020, i vantaggi di utilizzo stimate potrebbero essere nove a quindici volte superiore a quello delle emissioni derivanti dalla produzione e gestione dei rifiuti. Il risparmio energetico stimato sarebbe naturalmente variare in base alla sfera di applicazione con cui imballaggio naturalmente svolgere un ruolo più importante.
Esempio di packaging alimentare
Una ramificazione importante è anche la perdite evitate attraverso l'uso di prodotti di plastica, ad esempio, dei prodotti alimentari attraverso l'imballaggio protettivo. Così, imballaggi di plastica impedisce spesso i prodotti alimentari freschi da rovinare troppo veloce. Le perdite di prodotto alimentare così evitato allo stesso modo significa meno consumo di energia e di gas serra che sarebbero associati con la produzione di nuovi alimenti. Secondo lo studio, la stima ha mostrato che i benefici di CO2 delle perdite di derrate alimentari che vengono evitati sono 4-9 volte più alto nel campo di applicazione del 10 al 20 per cento del prodotto di massa che le emissioni di CO2 che si creano durante la produzione di l'imballaggio. Gli effetti benefici avrebbero un effetto molto più ampio su emissioni di gas serra rispetto alla produzione del packaging per questa sfera di applicazione.
Se si assume che il 70 per cento di tutti gli imballaggi alimentari - quindi anche da altri materiali - previene la perdita del 20 per cento dei prodotti alimentari confezionati e che il rapporto di CO2 stesso esiste per la fabbricazione di imballaggi e la produzione di prodotti alimentari come negli esempi di cui sopra, quindi la prestazione corrispondente di CO2 per imballaggi alimentari in plastica è stimata in 190 milioni di tonnellate di emissioni di CO2, si afferma ulteriormente. Impedendo la ca di cui sopra. dieci per cento di perdita dei prodotti alimentari, altri 22 milioni di tonnellate di emissioni di gas serra potrebbero essere evitate, secondo le stime dello studio.
Lo studio completo è disponibile per il download all'indirizzo www.plasticseurope.org.
-www.plasticseurope.org
ARTICOLO TRADOTTO DAL SITO http://www.interpack.de
INJECTION MOULD LABELLING
Il limite delle vaschette rispetto alle buste è rappresentato dalla superficie disponibile per la stampa. Il film plastico delle buste è completamente stampabile con i dati del cliente, le caratteristiche e le immagini del prodotto confezionato.

Nelle vaschette invece il film è presente solo nella parte superiore della confezione. Per eliminare questo limite negli ultimi anni è stata introdotta la tecnologia dell’IML(in mould labeling). Una etichetta viene introdotta direttamente all’interno dello stampo di iniezione della vaschetta durante la produzione.
Le etichette in questo modo vengono così a far parte integrante del contenitore, sono in PP quindi dello stesso materiale della vaschetta, non rappresentano quindi un problema per l’eventuale riciclaggio della confezione dopo l’utilizzo.
La confezione realizzata attraverso queste vaschette diventa un eccezionale veicolo per la promozione dell’alimento confezionato.
Per maggiori informazioni: http://www.lpspack.com/
VASCHETTE AD INIEZIONE
"Lo stampaggio ad iniezione è un processo di produzione industriale del tipo fusione, in cui materiale liquido (materiale plastico) viene immesso in una forma permanente detta stampo, aiutato da una forza di "iniezione". Generalmente, l'iniezione avviene a pressioni elevate ed a temperature che consentono lo scorrimento del materiale "plastificato" in apposita sezione della pressa stessa. Gli appositi stampi vengono tenuti chiusi idraulicamente o meccanicamente in macchine dette presse per lo stampaggio. Le pressioni sono dell'ordine di qualche centinaio di bar" tratto da wikipedia
Le vaschette stampate ad iniezione sono molto più rigide e robuste e hanno la possibilità di incorporare un'etichetta (INJECTION MOULDING LABELLING O IML).
MATERIALI PER IL CONFEZIONAMENTO: TREND
Materiali sintetici: il potenziale innovativo c'è
Nel 2009 i singoli segmenti del mercato tedesco degli imballaggi in plastica si sono evoluti in maniera alquanto diversa. Questo comparto ha subito un calo del fatturato di 12,5 miliardi di euro pari al 10 % circa. Anche i quantitativi prodotti sono diminuiti dell'8 % circa scendendo a 3,8 mln di tonnellate. Le confezioni vicine al consumo hanno potuto registrare in parte persino degli incrementi, mentre il settore imballaggi industriali ha subito perdite a due cifre. Alla fine, secondo i dati dell'Associazione imballaggi di plastica e film (Industrievereinigung Kunststoffe, IK), è stata la fiducia alquanto stabile dei consumatori a far evitare il peggio. La IK prevede che nei primi due trimestri del 2010 il fatturato delle aziende socie avrà un andamento positivo. Anche la situazione delle esportazioni dovrebbe essere molto più rallegrante che non alla fine del 2009. Le aziende prevedono però che i prezzi delle materie prime continueranno a crescere.
I fogli di plastica per buste, vaschette o coperchi sono la forma di imballaggio più usata. Molti produttori lavorano di gran lena al perfezionamento della sigillatura e della saldatura. In questo campo c'è un gran potenziale che promette miglioramenti sia economici sia qualitativi. I fogli devono soddisfare requisiti fondamentali sempre più duri. Per i produttori sono decisive funzioni supplementari come la sterilizzabilità, la facilità di apertura e di richiudere o la possibilità di montare una barriera trasparente. Un esempio di fogli per alimenti particolari è il materiale composito per forni a microonde. Richiede un'operazione di lavoro in meno rispetto ai materiali tradizionali per cui la sua produzione è più conveniente. Il contenuto dell'imballaggio – patatine, nachos, crochette, frittatine di patate ecc. – si riscalda nel microonde con tutto il foglio. Il composito per forni a microonde può essere fatto di diversi materiali e sopporta temperature fino a 135 °C.
La sigillatura agli ultrasuoni è un'innovazione affermatasi negli ultimi anni dapprima nel campo della produzione di sacchetti tubolari. Fa risparmiare materiale e accorcia i tempi di processo. Il minore apporto di calore fa mantenere freschi più a lungo alimenti delicati come l'insalata o il formaggio grattugiato. Grazie ad un nuovo procedimento ora si può sigillare con gli ultrasuoni anche la giunzione a sovrapposizione longitudinale dei sacchetti tubolari. Finora le giunzioni a sovrapposizione erano un osso duro per la sigillatura a ultrasuoni, che però offre tempi di sigillatura brevi, resistenza e riproducibilità esatta. Per i sacchetti tubolari si doveva usare ancora un procedimento a caldo e quindi un foglio più costoso, fatto apposta per alte temperature e ultrasuoni. Ora esiste una confezionatrice che adotta un unico procedimento sia per le giunzioni longitudinali che per quelle trasversali. Poiché consente di impiegare un materiale più conveniente e con meno strati, evita la formazione di capillari nelle giunzioni trasversali e quindi l'imballaggio è sicuramente a tenuta.
PVC
Il cloruro di polivinile, noto anche come polivinilcloruro o con la corrispondente sigla PVC, è il polimero del cloruro di vinile. È il polimero più importante della serie di quelli ottenuti da monomeri vinilici ed è una delle materie plastiche di maggior consumo al mondo. Puro, è un materiale rigido; deve la sua versatilità applicativa alla possibilità di essere miscelato anche in proporzioni elevate a prodotti plastificanti, quali ad esempio gli esteri dell'acido ftalico, che lo rendono flessibile e modellabile.
All'inizio del XX secolo i tentativi di uno sfruttamento commerciale del prodotto da parte del russo Ivan Ostromislenskij e del tedesco Fritz Klatte della Griesheim-Elektron furono frustrati dalla difficoltà di lavorare il materiale, troppo rigido e fragile.
Nel 1926, Waldo Semon della B.F. Goodrich sviluppò una tecnica per rendere lavorabile il PVC, miscelandolo con degli additivi plastificanti. Il prodotto risultante, più flessibile e facile da lavorare, raggiunse presto un diffuso utilizzo.
I primi co-polimeri a base di cloruro di polivinile e acetato di polivinile furono prodotti dalla statunitense Union Carbide nel 1927; sei anni dopo, in Germania la IG Farben brevettava le tecniche di polimerizzazione in emulsione.
In Italia, uno dei principali produttori di PVC è stata la Montedison, che aveva nel polo petrolchimico di Porto Marghera, a Venezia, i suoi impianti di produzione del polimero e del monomero corrispondente. La prima impresa ad iniziare la produzione industriale di PVC nel nostro paese fu invece la S. A. Ursus Gomma di Vigevano (PV) che costruì, nel 1939, un nuovo impianto appositamente per la lavorazione del nuovo materiale
Gli utilizzi del PVC sono innumerevoli, per aggiunta di prodotti plastificanti può essere modellato per stampaggio a caldo nelle forme desiderate. Può essere ridotto a film oppure a liquido con cui vengono spalmati tessuti o rivestite superfici, serbatoi, valvole, rubinetti, vasche e fibre tessili artificiali.
Le applicazioni più rilevanti sono la produzione di tubi per edilizia (ad esempio grondaie e tubi per acqua potabile) profili per finestra, pavimenti vinilici, film rigido e plastificato per imballi e cartotecnica.
In termini applicativi, il PVC è la materia plastica più versatile conosciuta. È il "vinile" per antonomasia usato per la produzione dei dischi.
All'inizio del XX secolo i tentativi di uno sfruttamento commerciale del prodotto da parte del russo Ivan Ostromislenskij e del tedesco Fritz Klatte della Griesheim-Elektron furono frustrati dalla difficoltà di lavorare il materiale, troppo rigido e fragile.
Nel 1926, Waldo Semon della B.F. Goodrich sviluppò una tecnica per rendere lavorabile il PVC, miscelandolo con degli additivi plastificanti. Il prodotto risultante, più flessibile e facile da lavorare, raggiunse presto un diffuso utilizzo.
I primi co-polimeri a base di cloruro di polivinile e acetato di polivinile furono prodotti dalla statunitense Union Carbide nel 1927; sei anni dopo, in Germania la IG Farben brevettava le tecniche di polimerizzazione in emulsione.
In Italia, uno dei principali produttori di PVC è stata la Montedison, che aveva nel polo petrolchimico di Porto Marghera, a Venezia, i suoi impianti di produzione del polimero e del monomero corrispondente. La prima impresa ad iniziare la produzione industriale di PVC nel nostro paese fu invece la S. A. Ursus Gomma di Vigevano (PV) che costruì, nel 1939, un nuovo impianto appositamente per la lavorazione del nuovo materiale
Gli utilizzi del PVC sono innumerevoli, per aggiunta di prodotti plastificanti può essere modellato per stampaggio a caldo nelle forme desiderate. Può essere ridotto a film oppure a liquido con cui vengono spalmati tessuti o rivestite superfici, serbatoi, valvole, rubinetti, vasche e fibre tessili artificiali.
Le applicazioni più rilevanti sono la produzione di tubi per edilizia (ad esempio grondaie e tubi per acqua potabile) profili per finestra, pavimenti vinilici, film rigido e plastificato per imballi e cartotecnica.
In termini applicativi, il PVC è la materia plastica più versatile conosciuta. È il "vinile" per antonomasia usato per la produzione dei dischi.
ATMOSFERA MODIFICATA
L'atmosfera protettiva o modificata è un nuovo processo di conservazione degli alimenti con metodi completamente naturali. Si tratta infatti di sostituire, con l'ausilio di macchine confezionatrici adatte, l'ossigeno della vaschetta, che facilita la proliferazione dei microbi danneggiando l'alimento, con gas presenti nell'aria che respiriamo (azoto e anidride carbonica) miscelati però in percentuali diverse.
In questo modo si interrompe la proliferazione dei microrganismi aumentando di molto la durata di vita del prodotto (shelf-life).
La particolarità di questo sistema è di non entrare come un ingrediente nella preparazione dell'alimento, ma di volatilizzarsi quando la vaschetta viene aperta, con evidenti vantaggi sia per il consumatore (non altera le caratteristiche organolettiche) ma anche per il produttore (è più facile da utilizzare).
L'atmosfera protettiva ( o atmosfera modificata) sta incontrando un notevole successo in settori molto diversi (dai formaggi, alle carni, ai piatti pronti ecc...) e sta dimostrando di poter ottenere risultati di conservazione sempre crescenti. Questo grazie anche al miglioramento tecnologico sia delle macchine confezionatrici che dei materiali di confezionamento realizzati per questo impiego.
Per la scelta della tipologia di vaschetta dipende dalla durata di conservazione che si vuole ottenere. Per prodotti freschi o con conservazioni inferiori ai 12 gg. possono essere utilizzate vaschette in polipropilene ad iniezione oppure vaschette in poliestere termoformato, mentre per conservazioni più elevate bisogna optare per vaschette in materiali accoppiati e barrierati.
E' importante ricordare che l'atmosfera protettiva NON uccide i microrganismi già presenti nell'alimento. Fondamentale quindi per la massimizzazione dei risultati deve essere l'igiene di tutta la linea produttiva. Rispettando alcuni piccoli accorgimenti questo metodo di confezionamento ha sicuramente la possibilità di dare nuove garanzie ai consumatori e di rappresentare un punto qualificante per le imprese che sapranno sfruttarla.
Per maggiori informazioni su confezionatrici o materiali di confezionamento: http://www.lpspack.com/
In questo modo si interrompe la proliferazione dei microrganismi aumentando di molto la durata di vita del prodotto (shelf-life).
La particolarità di questo sistema è di non entrare come un ingrediente nella preparazione dell'alimento, ma di volatilizzarsi quando la vaschetta viene aperta, con evidenti vantaggi sia per il consumatore (non altera le caratteristiche organolettiche) ma anche per il produttore (è più facile da utilizzare).
L'atmosfera protettiva ( o atmosfera modificata) sta incontrando un notevole successo in settori molto diversi (dai formaggi, alle carni, ai piatti pronti ecc...) e sta dimostrando di poter ottenere risultati di conservazione sempre crescenti. Questo grazie anche al miglioramento tecnologico sia delle macchine confezionatrici che dei materiali di confezionamento realizzati per questo impiego.
Per la scelta della tipologia di vaschetta dipende dalla durata di conservazione che si vuole ottenere. Per prodotti freschi o con conservazioni inferiori ai 12 gg. possono essere utilizzate vaschette in polipropilene ad iniezione oppure vaschette in poliestere termoformato, mentre per conservazioni più elevate bisogna optare per vaschette in materiali accoppiati e barrierati.
E' importante ricordare che l'atmosfera protettiva NON uccide i microrganismi già presenti nell'alimento. Fondamentale quindi per la massimizzazione dei risultati deve essere l'igiene di tutta la linea produttiva. Rispettando alcuni piccoli accorgimenti questo metodo di confezionamento ha sicuramente la possibilità di dare nuove garanzie ai consumatori e di rappresentare un punto qualificante per le imprese che sapranno sfruttarla.
Per maggiori informazioni su confezionatrici o materiali di confezionamento: http://www.lpspack.com/
IL CONFEZIONAMENTO DELLA PASTA FRESCA IN VASCHETTE
Il confezionamento della pasta fresca avviene ormai quotidianamente in vaschette sigillate con atmosfera protettiva in sostituzione delle vecchie scatole di cartone.
E' importante dire che per avere dei risultati nella conservazione della pasta fresca ripiena (agnolotti, plin, ravioli) bisogna pastorizzare e asciugare bene il prodotto prima del confezionamento. Infatti le vaschette essendo sigillate per trattenere l'atmosfera protettiva non permettono all'umidità della pasta di uscire nell'ambiente esterno. Al contrario di quello che succedeva prima con le scatole di cartone l'umidità, non potendo uscire, contribuisce notevolmente ad aumentare la carica batterica dell'alimento.
Con una corretta pastorizzazione della pasta e l'uso corretto delle miscele di gas e delle confezionatrici, oggi si riesce a conservare la pasta fresca per un periodo intorno ai 20\30 giorni.
Bisogna sottolineare che il sistema per ottenere l'atmosfera modificata all'interno della confezione non è indifferente. Poichè la pasta fresca ripiena è un prodotto poroso si possono ottenere buoni risultati di conservazione con il sistema del vuoto\gas mentre con il sistema gas flushing la shelf life sarà limitata.
Sono quindi da preferire per una migliore conservazione della pasta fresca le confezionatrici con campana del vuoto quindi quasi tutte le termosaldatrici per vaschette o termoformatrici. Mentre le imbustatrici verticali e le flowpack pur essendo molto veloci non sono particolarmente adatte al confezionamento della pasta fresca ripiena.
Oggi il confezionamento della pasta fresca è diventato più facile anche per le piccole aziende grazie a modelli di pastorizzatori e macchine confezionatrici di piccole dimensioni.
Per maggiori informazioni: www.lpspack.com
E' importante dire che per avere dei risultati nella conservazione della pasta fresca ripiena (agnolotti, plin, ravioli) bisogna pastorizzare e asciugare bene il prodotto prima del confezionamento. Infatti le vaschette essendo sigillate per trattenere l'atmosfera protettiva non permettono all'umidità della pasta di uscire nell'ambiente esterno. Al contrario di quello che succedeva prima con le scatole di cartone l'umidità, non potendo uscire, contribuisce notevolmente ad aumentare la carica batterica dell'alimento.
Con una corretta pastorizzazione della pasta e l'uso corretto delle miscele di gas e delle confezionatrici, oggi si riesce a conservare la pasta fresca per un periodo intorno ai 20\30 giorni.
Bisogna sottolineare che il sistema per ottenere l'atmosfera modificata all'interno della confezione non è indifferente. Poichè la pasta fresca ripiena è un prodotto poroso si possono ottenere buoni risultati di conservazione con il sistema del vuoto\gas mentre con il sistema gas flushing la shelf life sarà limitata.
Sono quindi da preferire per una migliore conservazione della pasta fresca le confezionatrici con campana del vuoto quindi quasi tutte le termosaldatrici per vaschette o termoformatrici. Mentre le imbustatrici verticali e le flowpack pur essendo molto veloci non sono particolarmente adatte al confezionamento della pasta fresca ripiena.
Oggi il confezionamento della pasta fresca è diventato più facile anche per le piccole aziende grazie a modelli di pastorizzatori e macchine confezionatrici di piccole dimensioni.
Per maggiori informazioni: www.lpspack.com
NUOVA EDIZIONE DEL CIBUS TEC
La nuova edizione del Cibus Tec si terrà a Parma dal 27al 30 ottobre 2009. Anche quest'anno l'esposizione raccoglierà le novità riguardanti sia le macchine confezionatrici che i materiali di confezionamento.
La fiera di Parma da ampio spazio al confezionamento per l'industria alimentare in tutti i suoi settori: dal confezionamento dei formaggi e del latte al confezionamento di salumi e affettati o della pasta.
La fiera di Parma da ampio spazio al confezionamento per l'industria alimentare in tutti i suoi settori: dal confezionamento dei formaggi e del latte al confezionamento di salumi e affettati o della pasta.
Esselunga studia il closed-loop
ARTICOLO TRATTO DAL SITO: POLIMERICA.IT
Dalle vaschette per frutta e verdura rPP per nuovi contenitori alimentari. Un progetto di Esselunga e Nespak.
In virtù del Regolamento CE 282/08, oggi è possibile utilizzare, anche nel nostro Paese, materiale plastico rigenerato per produrre nuovo packaging alimentare, seppure sotto condizioni molto strette per quanto concerne il materiale di provenienza (solo grado alimentare), il controllo della filiera e del processo di riciclaggio, che deve essere approvato preventivamente dall'EFSA.Quest'ultimo aspetto, in particolare, complica le cose sotto l'aspetto procedurale: in Italia - a quanto ci risulta - non esiste ancora un processo "approvato" per il recupero in “ciclo chiuso” di imballaggi alimentare, mentre vi sono esperienze anche significative – per l'entità degli investimenti - in Gran Bretagna e in Francia, prevalentemente nel settore delle bottiglie PET.
Una situazione che potrebbe però cambiare. In occasione del convegno "Tra polimeri tradizionali e bioplastiche, la terza via: la plastica riciclata", organizzato il 22 settembre scorso da IPPR e Federazione Gomma Plastica, Nespak ed Esselunga hanno presentato un progetto per la rigenerazione e il riutilizzo, nella stessa applicazione, di polipropilene proveniente dalle vaschette per ortofrutta. Progetto che per partire presuppone l'esistenza di aziende di selezione e riciclaggio in grado di seguire la fase più delicata del ciclo, ovvero la rigenerazione del polimero in condizioni controllate. Secondo Alberto Maso di Nespak, la selezione di queste figure sarebbe in una "fase avanzata".
Esselunga, ha spiegato nel suo intervento Vittorio Brinati, raccoglie già oggi in alcuni punti vendita le vaschette per la frutta e verdura, con un ritorno pari a circa l'8% dell'immesso al consumo; confezioni che, tra l'altro, sono prodotte da Nespak con un contenuto ridotto di polipropilene (-18%) rispetto al passato, grazie ad un completo redesign del packaging, che ha portato ad un incremento della resistenza alla compressione, a fronte di un minor peso (risultato premiato lo scorso anno con un Oscar dell'Imballaggio). Le confezioni raccolte vengono oggi avviate a riciclo per usi non alimentari, in attesa che parta il progetto di closed-loop. Esselunga è impegnata anche in altri programmi volti alla riduzione degli sprechi, nonché al recupero e riutilizzo dei materiali: dai propri punti vendita, magazzini e sedi, la catena recupera ogni anno circa 1.800 tonnellate di plastiche che già oggi vengono avviate al riciclo e che in futuro serviranno in parte a produrre sacchi con marchio Plastica Seconda Vita. Tra questi anche robusti shopper riutilizzabili prodotti da Sipa Management con 80% di materiale riciclato, presentati proprio in occasione del convegno. Obiettivo di Esselunga è arrivare a distribuirne 3,5 milioni di pezzi l'anno.
Non solo: Esselunga ha deciso di ridurre lo spessore del film prestirato utilizzato nei bancali, da 23 a 8 micron, con un taglio del 50% del materiale utilizzato. Nei magazzini, per la movimentazione interna delle merci, usa cassette in plastica riutilizzabili, prodotte con il 25% di polimero riciclato. Nei punti vendita vengono invece impiegati divisori degli scaffali realizzati con plastiche rigenerate. Da segnalare anche il recupero di circa 250 tonnellate annue di contenitori in EPS provenienti dai fornitori di pesce, che vengono concentrati a Biandrate dove è in funzione un compattatore che riduce sensibilmente il volume prima dell'avvio agli impianti di riciclaggio.
La catena milanese prevede inoltre di immettere sul mercato 5 milioni di sacchetti per la spesa biodegradabili e compostabili (in carta e Mater-bi), ha investito nell'illuminazione a basso consumo e nel risparmio energetico, attraverso impianti di riscaldamento e raffrescamento più efficienti.
Tornando al closed-loop, Nespak è impegnata anche in un secondo progetto: in questo caso si tratta di recuperare e rigenerare contenitori alveolari per la frutta, sempre in polipropilene, destinati alla grande distribuzione. Un segmento che vale, solo in Italia, 6-7mila tonnellate annue di polimero.
Nel caso degli alveoli - ha spiegato Maso - la filiera è più corta e controllabile, poiché l'imballaggio non arriva al consumatore, ma si ferma al punto vendita, dove la frutta viene disimballata e collocata negli scaffali. La gestione dovrebbe quindi essere più semplice ed economica.
ARTICOLO TRATTO DAL SITO: POLIMERICA.IT
Iscriviti a:
Post (Atom)



