www.dolcepiemonte.com

VASCHETTE A CUORE

Ottima idea quella di questa azienda spagnola di vendere le fragole per San Valentino in una vaschetta a forma di cuore.

La vaschetta termoformata in poliestere (APET) è molto trasparente e garantisce un'ottima presentazione delle fragole al suo interno. Il coperchio è stato termoformato in modo da permettere la perfetta areazione del prodotto all'interno.

Un bell'esempio di packaging per valorizzare il prodotto. L'etichetta in questo caso completa l'opera di abbellimento riportando un fiocco da confeziona regalo.

In questo caso la vaschetta con il relativo coperchio ha una forma molto particolare a forma di cuore appunto che esce dai soliti schemi delle vaschette rettangolari o rotonde.

In questo caso il confezionamento avviene necessariamente in modo manuale perchè le fragole devono essere disposte bene all'interno delle vaschette e il coperchio agganciato anch'esso manualmente.

Queste tipologie di vaschette possono essere utilizzate per molti tipi di frutti e ortaggi visto che proteggono molto bene il prodotto al loro interno dalle sollecitazioni meccaniche del trasporto.

A per la cronaca le fragole erano anche molto buone.

VASCHETTE PER LA QUARTA GAMMA

I prodotti di quarta gamma sono tutti quei prodotti ortofrutticoli confezionati pronti per il consumo. Sono frutta e verdure fresche, lavate, asciugate, tagliate, confezionate in vaschette o in sacchetti di plastica e quindi pronte per essere messe in tavola. Proprio per queste caratteristiche il confezionamento in vaschette è molto adatto, in molti casi le vaschette vengono previste con appositi alloggiamenti per l'inserimento di forchette. In questo modo il consumatore ha tutta la comodità di mangiare ad esempio una macedonia senza cercare le posate.

Queste vaschette offrono la possibilità di essere termosaldate con appositi film plastici neutri o stampati e con l'inserimento dell'atmosfera protettiva, in questo modo si allunga la conservazione del prodotto.
Le vaschette inoltre proteggono meccanicamente molto bene i prodotti al loro interno rispetto alle buste evitando spiacevoli rotture o schiacciamenti soprattutto nel trasporto.


I prodotti di quarta gamma sono sempre più richiesti, sia per l'aumento dei single, sia per la crescita del pasto da consumare fuori casa.

Lo stesso concetto si può però applicare anche a prodotti come l'insalata russa e altri piatti pronti. Una vaschetta che preveda uno scomparto per l'inserimento di una o più posate è una grande comodità e sicuramente di impatto sulla clientela.

Per maggiori informazioni sulle vaschette per la quarta gamma potete anche visitare questo sito www.confezionatrici.altervista.org/vaschette.html 

IL PVC PRECONCETTI E FALSITA'

Riporto un articolo del sito Polimerica.it, molto interessante perché vuole sfatare alcune false informazioni sul PVC che è un'importante materia plastica, impiegato anche nella produzione di vaschette.
Negli ultimi anni si sono moltiplicate le false informazioni sul PVC con l'effetto di

Continuiamo a leggere su giornali e sul web articoli, comunicati, news in cui si parla della pericolosità del PVC a causa della presenza di ftalati nella formulazione, senza alcuna distinzione sul tipo di ftalati, senza alcuna distinzione tra ftalati e PVC, senza alcuna distinzione tra PVC rigido che non contiene plastificanti (come i profili per serramenti) ed il PVC flessibile che li contiene. Quanto sopra ci costringe forzatamente a tornare su alcuni argomenti che pensavamo fossero oramai superati dopo anni di comunicazione e studi da parte sia dell’industria ma, ancor più importante, da parte di tutti quegli organi indipendenti che hanno studiato il rapporto PVC- plastificanti-ftalati e delle autorità pubbliche che hanno legiferato in merito. Con questo documento in particolare vogliamo ribadire che:

1) non bisogna confondere il PVC polimero con una miscela di PVC polimero in cui vengono utilizzati gli additivi necessari per ottenere le volute caratteristiche prestazionali dell’articolo finito;

2) non bisogna parlare genericamente di ftalati, ma considerare che esistono almeno due distinte classi: quelli a basso peso molecolare e quelli ad alto peso molecolare, che pur essendo sostanzialmente equivalenti come influenza sulle prestazione dell’articolo in PVC, hanno un diverso impatto sulla salute e sull’ambiente;

3) solo il cosiddetto PVC flessibile (indicato con la sigla PVC-P) contiene plastificanti; il PVC rigido, come per esempio quello utilizzato nella produzione di profili finestre ed indicato con la sigla PVC-U, non contiene alcun tipo di plastificanti e tantomeno ftalati a basso peso molecolare. PVC POLIMERO E PVC IN MISCELA Mentre il PoliVinilCloruro è un polimero, con il termine PVC normalmente si intende una miscela formata dal polimero a cui sono aggiunte altre sostanze che conferiscono al materiale quelle caratteristiche idonee alle applicazioni desiderate.

Il PVC polimero è classificato dalle normative in essere come un materiale non pericoloso e quindi non è sottoposto ad alcuna etichetta di “pericolosità” sia per l’ambiente che per la salute dei lavoratori e dei consumatori. Naturalmente essendo fisicamente una polvere, è sottoposto alle regole a cui deve sottostare qualsiasi materiale/sostanza presente sotto forma di polvere nella gestione, nella esposizione e nel trattamento delle emissioni. Il PVC-miscela prodotto in Europa deve rispettare anche esso le regole definite dal Regolamento REACH che impone a tutte le sostanze che pongono dubbi sulla loro pericolosità di essere sottoposte a registrazione, a successiva valutazione della loro sicurezza e infine autorizzate per l’uso previsto. È chiaro quindi che tutti i materiali sottoposti a Reach garantiscono il consumatore sulla propria sicurezza, essendo il Regolamento Reach stesso il più stringente al mondo sull’uso delle sostanze. Questo vale naturalmente anche per i prodotti in PVC, e quindi gli articoli realizzati in PVC in Europa contengono sostanze, o additivi, che ne permettono un utilizzo sicuro nella specifica applicazione oltre a dare le volute specifiche caratteristiche quale durata, stampa, flessibilità, ecc. A seconda delle varie applicazioni e manufatti, vengono impiegate diverse tipologie di additivi: Stabilizzanti che impediscono l’invecchiamento e la degradazione termica del prodotto. Plastificanti per conferire al prodotto flessibilità ed elasticità. Lubrificanti per facilitare la lavorazione della mescola nelle macchine trasformatrici o per conferire ai corrispondenti manufatti particolari caratteristiche, ad esempio la resistenza alla luce e all’atmosfera. Pigmenti per colorare. PLASTIFICANTI I plastificanti sono le sostanze che vengono aggiunte alla plastica per renderla flessibile. Molti articoli, tra cui presidi chirurgici salvavita, cavi elettrici, film, tessuti sintetici per abbigliamento e calzature, componenti per l’industria dell’auto e pavimentazioni devono le loro caratteristiche di flessibilità e morbidezza proprio ai plastificanti utilizzati nella loro produzione. I plastificanti, ed in particolare gli ftalati, sono tra le sostanze chimiche più studiate da un punto di vista ambientale e tossicologico; negli anni scorsi anche attraverso un processo di ‘Risk Assessment’ condotto dalla Comunità Europea e, successivamente tramite regolamentazione REACH. A seguito di questi studi, i plastificanti, sono soggetti ad una strettissima regolamentazione che ne assicura l’utilizzo in tutta sicurezza. Vi sono diverse famiglie di plastificanti: ftalati, esteri del cicloesano (DINCH), trimellitati, polimerici, esteri alifatici, esteri epossidici, atri vari (citrati, benzoati, alchil sulfonati, cloroparaffine, DEHT, TXIB). Tra questi i plastificanti più usati sono gli ftalati e, secondo ECPI (l’associazione europea dei produttori di plastificanti), rappresentavano nel 2011 circa l’ 80% del consumo totale di plastificanti in Europa occidentale, di cui il 93% utilizzato nella trasformazione del PVC. La famiglia degli ftalati si divide in due famiglie: Ftalati a basso peso molecolare (< C8) definiti anche come LMW (Low Molecular Weight) : DEHP, BBP, DBP, DIBP. Ftalati a alto peso molecolare (> C8) definiti anche HMW (High Molecular Weight): DINP, DIDP, DUP, DIUP, DTDP, FTALATI LINEARI (C7-C9, C7-C11, C9-C11). Sono caratterizzati dall’ottimale bilanciamento dei criteri di selezione, idoneo per la maggioranza delle applicazioni ed utilizzabili per le applicazioni più comuni. LA VERITA' SUGLI FTALATI Il termine “ftalati” è stato utilizzato e associato ripetutamente agli effetti negativi sulla salute e sull’ambiente. Ma questo termine onnicomprensivo non riflette affatto le evoluzioni più recenti di queste sostanze. Valutazioni del rischio condotte dall’UE e studi indipendenti hanno dimostrato che esiste una netta distinzione tra i due gruppi, LMW e HMW, di sostanze chimiche appartenenti a questa famiglia. L’utilizzo degli ftalati ad alto peso molecolare, non presenta alcun rischio nelle applicazioni attuali. Non necessitano infatti di alcuna classificazione per gli effetti sulla salute o sull’ambiente e non sono inclusi nell’elenco delle sostanze candidate o soggette ad autorizzazione del Regolamento REACH. Per loro è prevista la sola restrizione d’uso nei prodotti per l’infanzia che possono essere messi in bocca. Sono liquidi viscosi che si legano saldamente all’interno degli articoli in PVC e quindi mostrano un livello minimo di migrazione durante il normale utilizzo, e questo anche in particelle abrase che possono essere raccolte sotto forma di polvere. Ultimamente sono state effettuate due ulteriori valutazioni sulla base di ulteriori informazioni rese disponibili: una da parte del Dipartimento alla Salute del Governo Australiano e l’altro dall’European Chemical Agency . Nel primo caso all’interno del programma di valutazione del pericolo nell’uso degli ftalati, il Dipartimento della Salute del Governo Australiano ha emesso un documento sui pericoli del DINP nei giocattoli e negli articoli per puericoltura. Per il Dipartimento, la valutazione sull’attuale rischio dell’uso del DINP non indica alcuna preoccupazione per la salute dei bimbi esposti al DINP tramite l’uso di giocattoli e articoli per la cura dei bambini, anche se si considera il peggiore scenario di esposizione. Sulla base delle conclusioni dello studio non è stata richiesta nessuna raccomandazione per la gestione del rischio dell’uso del DINP nelle applicazioni valutate. Nel secondo caso, ECHA ha effettuato un aggiornamento del precedente studio sul rischio associato all’uso del DINP e del DIDP. Tale studio ha preso in considerazione non solo l’uso dei due ftalati nei giocattoli e articoli per l’infanzia (vedere restrizione 52 nell’annex XVII del REACH) ma anche i pericoli per i consumatori adulti e bambini valutati in base all’esposizione da contatto diretto con gli articoli, nell’ambiente domestico e da cibo, anche sulla base dei dati di bio-monitoraggio oggi disponibili. Anche sulla base delle nuove evidenze scientifiche ECHA ha pubblicato un documento le cui conclusioni sono: Bambini 1. mentre le restrizioni sull’uso nei giocattoli e articoli per l‘infanzia che possono essere messi in bocca è giustificata, non si reputano necessarie ulteriori misure per ridurre l’esposizione dei bambini al DINP e al DIDP; 2. le restrizioni esistenti per DINP and DIDP nei giocattoli e negli articoli per l’infanzia che possono essere messi in bocca dai bambini (restrizione 52 nell’Annex XVII del REACH) sono giustificate. Se non fossero applicate ci sarebbe un rischio per i bambini di età compresa tra 0 e 12 mesi; 3. nessun rischio è atteso dalla esposizione combinata al DINP e DIDP per i bambini esposti via cibo e via ambiente domestico. Adulti 1. un potenziale rischio per gli adulti (ma ci sono delle incertezze su tale conclusione) si ha nel caso di uso di questi ftalati nei “sex toys”. Ulteriori dati sarebbero necessari per eliminare le incertezze di questa conclusione; 2. l’esposizione via contatto con la pelle non si prevede porti rischi per la popolazione adulta e per lo sviluppo del feto nelle donne in gravidanza; 3. l’esposizione via cibo e ambiente domestico non è significativa nella popolazione adulta. Al contrario, gli ftalati a basso peso molecolare (conosciuti come DEHP, DBP, DIBP e BBP) sono classificati come agenti tossici per la riproduzione sulla base di studi condotti sugli animali e sono regolati nel loro utilizzo ed inseriti nell’annesso XIV del Regolamento REACH come “Substances of Very High Concern” e soggetti ad autorizzazione secondo il Regolamento REACH. Il loro utilizzo verrà bandito in Europa entro febbraio 2015 a meno che non ne venga garantita l’autorizzazione formale per alcuni usi specifici. I risultati di tutte queste valutazioni ha fatto sì che mentre nel 2001 DINP, DIDP and DPHP rappresentavano circa il 50% degli ftalati totali venduti in Europa, nel 2010 hanno rappresentato oltre l’83% del mercato europeo. Quanto sopra viene confermato dall’andamento dei consumi del DEHP confrontato con quello di DINP e DIDP nel periodo 2001-2010: Per meglio comprendere le differenze tra le due famiglie di ftalati alleghiamo (Annex 1) la scheda predisposta da ECPI. Tutte le informazioni sugli ftalati e le differenze tra le due famiglie trovare sono pubblicate sul sito ECPI: www.plasticisers.org. NOTA INFORMATIVA ECPI SUI PLASTIFICANTI FTALATI IL FUTURO: Coinvolgimento dell’utilizzatore e del consumatore L’industria europea del PVC, che si era si è impegnata con il programma Vinyl 2010 a valutare qualunque potenziale rischio per la salute e per l’ambiente degli ftalati, seguendo anche le richieste del mercato e delle normative, ha di conseguenza incrementato l’utilizzo di ftalati ad alto peso molecolare, che oggi rappresentano oltre l’80% del mercato europeo dei plastificanti. I timori riguardanti gli effetti degli ftalati e del PVC sulla salute sono ancora diffusi. Questo è dovuto al fatto che le differenze tra i due gruppi di ftalati non sono state comprese a sufficienza dall’opinione pubblica e dai media, che continuano ancora a confonderli. Le istituzioni, d’altro canto, sono ben consapevoli delle differenze, ed è per questo che le autorità europee considerano sicuro l’uso degli ftalati ad alto peso molecolare. Su questo, in generale, alcune critiche vengono mosse ai produttori di plastificanti che, secondo alcuni, dovrebbero impegnarsi di più nell’informare sulle differenze tra ftalati ad alto peso molecolare e ftalati a basso peso molecolare, soprattutto per quanto riguarda i loro effetti sulla salute, sulla sicurezza e sull’ambiente. Al contrario, oggi i produttori si stanno sempre più impegnando nel mettere in evidenza le differenze tra ftalati a basso ed ad alto peso molecolare, ma è importante che anche gli utilizzatori comprendano queste differenze e richiedano espressamente un PVC flessibile contenente ftalati ad alto peso molecolare quali DINP, DIDP e DPHP. MARCHI DI QUALITA' E SOSTENIBILITA' Proprio per facilitare al consumatore e all’utilizzatore la richiesta di un PVC esente da ftalati a basso peso molecolare, il PVC Forum Italia, l’associazione italiana che raggruppa produttori di PVC polimero, produttori di additivi, produttori di compounds e trasformatori, ha sviluppato specifici Marchi di qualità e sostenibilità per alcune delle principali applicazioni del PVC flessibile come compounds e calandrati, a cui hanno aderito le principali aziende del settore associate al PVC Forum Italia. Di seguito i criteri di base che regolano i due Marchi: Marchio G Compound – Criteri di utilizzo degli additivi nelle formulazioni. Non vengono intenzionalmente utilizzati: stabilizzanti o altri additivi al piombo ed altri metalli pesanti quali Cd, Hg, Cr VI, DEHP, DBP, BBP, DIBP le altre sostanze definite SVHC secondo il regolamento REACH presenti nella “Candidate List” NB: i limiti garantiti per le sostanze non intenzionalmente aggiunte e/o le impurezze presenti nelle materie prime utilizzate sono: 1) piombo e metalli pesanti = 100 ppm (0,01% in peso di metallo) 2) DEHP, DBP, BBP, DIBP e altre SVHC = 1000 ppm (0,1% in peso della sostanza) 3) il rispetto del “limite garantito” per una sostanza presente nella Candidate List (SVHC) è assicurato dopo 6 mesi dalla sua inclusione ufficiale nella lista. Marchio Vinyl Quality Film - Criteri di utilizzo degli additivi nelle formulazioni. Non vengono utilizzati: stabilizzanti o altri additivi al piombo ed altri metalli pesanti quali Cd, Hg, Cr VI; stabilizzanti organostannici quali TBT e DBT plastificanti quali DEHP, BBP, DBP, DIBP coloranti cancerogeni ed allergenici (i valori limite accettati sono quelli definiti dall’ÖKO-Tex® standard 100, ed. 01/2007). Ulteriori informazioni sono disponibili sui siti: www.pvcforum.it e www.pvccompoundsitalia.org Richiedendo articoli in PVC flessibile prodotti da semilavorati che rispettano i due Marchi suddetti, i produttori di articoli in PVC flessibile possono sentirsi così garantiti non solo sulla qualità dei prodotti utilizzati ma, e soprattutto, sull’assenza di ftalati a basso peso molecolare. Chiedendo e utilizzando prodotti a Marchio Green Compounds e Vinyl Quality Film non solo si eliminerebbe qualsiasi dubbio sulla sicurezza degli articoli in PVC che recano questi Marchi ma verrebbe risolta una volta per tutte la confusione che ancora si fa tra ftalati LMW e ftalati HMW e tra additivi e PVC.

A cura del PVC Forum Italia

VASCHETTE DA FORNO IN ATMOSFERA PROTETTIVA

Oggi è possibile confezionare cibi pronti in atmosfera protettiva, il cliente potrà poi scaldarli sia in microonde che nel forno tradizionale fino a 220°C.

Merito di un materiale plastico il CPET che permette appunto di raggiungere temperature di 220°C senza avere cessioni nocive per l'alimento. La vaschetta viene chiusa con una termosaldatrice grazie ad un film in PET molto trasparente. Ovviamente prima di scaldare le vaschette bisogna bucarle con una forchetta.

Le vaschette in CPET sono molto interessanti proprio perchè permettono di confezionare in atmosfera protettiva garantendo la sigillatura della confezione,cosa che per esempio non fanno le vaschette in cartoncino.
Questo perchè le vaschette in cartoncino pur resistendo anch'esse in forno alle alte temperature hanno delle pieghe negli angoli che compromettono la sigillatura della vaschetta.

La barriera ai gas garantisce un'ottima shelf-life degli alimenti confezionati nelle vaschette in CPET.

Le vaschette in CPET si prestano particolarmente bene al confezionamento di piatti pronti come lasagne al forno, cannelloni, crepes, gnocchi alla romana, ecc....
Inoltre le vaschette in CPET resistono a temperature fino a -40°C.

La gamma di contenitori prevede un'ampia scelta anche di vaschette biscomparto per dare un servizio sempre maggiore ai clienti.

Per maggiori informazioni potete visitarci sul sito www.lpspack.com ,

VASCHETTE E MARKETING ALIMENTARE

L'immagine dei prodotti alimentari sta acquistando un'importanza sempre maggiore. La necessità di far risaltare un prodotto sugli scaffali di un supermercato è un'esigenza imprescindibile per ogni azienda alimentare.

Le vaschette in plastica svolgono un importante compito in questo senso. Oggi le vaschette possono avere un'altissima trasparenza (ad esempio le vaschette in PET) oppure possono essere stampate con immagini fino a sette colori con la tecnologia dell'INJECTION MOULD LABELLING O IML.

I film di saldatura poi già da molti anni vengono stampati con foto e diciture riguardanti il prodotto confezionato.


Le vaschette possono poi avere forme del tutto particolari e personalizzate, che permettono di distinguere più facilmente un prodotto sullo scaffale, anche da lontano.

La vaschetta può essere molto robusta e rigida se prodotta con la tecnologia ad iniezione, mentre più leggera e trasparente se prodotta con la tecnologia della termoformatura.

Insomma gli alimenti devono essere buoni altrimenti il consumatore non li acquisterà una seconda volta, ma la prima volta il cliente sceglie in base all'immagine che lo attira di più. Le vaschette proteggono il prodotto e gli conferiscono un grande valore sullo scaffale.

E' importante quindi soffermarsi sullo studio della confezione e del tipo di vaschetta che meglio può valorizzare il vostro prodotto.

Per maggiori informazioni venite a visitare il nostro sito www.lpspack.com 

FILM PELABILI PER VASCHETTE

Il film pelabile è un film per la termosigillatura di vaschette che si toglie dal contenitore a cui è saldato semplicemente tirandolo. In inglese questi filmvengono chiamati "easy-peel" e sono un grande vantaggio per il consumatore che non deve cercare coltelli o altri strumenti per aprire la vaschetta e consumare l'alimento.

La pelabilità al film viene data da una resina alimentare che viene spalmata o estrusa con il film  questa particolare resina ha una durata ben definita dopo di chè perde il suo effetto di pelabilità. I film pelabili hanno una durata media di 6 mesi, trascorso questo tempo il film può essere utilizzato ugualmente ma senza più l'effetto "easy-peel".
Per lo stoccaggio del film pelabile è meglio prevedere luoghi freschi e con poca luce per non perdere le caratteristiche di pelabilità.

I film pelabili sono utilizzabili su tutte le normali termosaldatrici automatiche o manuali. La confezione dovrebbe prevedere una linguetta di facile apertura che agevola il consumatore nell'apertura della vaschetta.

Il film pelabile viene spesso usato nel confezionamento in atmosfera protettiva di alimenti freschi per agevolare nell'apertura della vaschetta il consumatore con in questo modo non deve munirsi di coltelli o altri utensili.

Per maggiori informazioni: www.lpspack.com

LE PLASTICHE SONO SOSTENIBILI?

Senza materie plastiche verrebbero consumate più energia e più gas serra. Questa è la conclusione tratta da uno studio che è stato commissionato da PlasticsEurope che cercava una risposta alla domanda: le materie plastiche sono sostenibili? 

In confronto con altri materiali in Europa, la plastica soffre ancora di una immagine piuttosto brutta per quanto riguarda gli aspetti ambientali e il consumo di risorse. A causa di uno studio che è stato commissionato dall'associazione dei produttori di materie plastiche chiamato PlasticsEurope eV, Denkstatt-GmbH ha studiato gli effetti reali dei prodotti tipici della plastica durante il loro intero ciclo di vita attraverso il suo studio dal titolo "Gli effetti della plastica su consumi energetici e emissioni di gas serra in Europa ". Lo studio si concentra sugli effetti sul consumo di energia e cambiamenti climatici. 

Il contributo positivo di materie plastiche fossili 

Per quanto riguarda gli esempi di prodotti in plastica che sono stati esaminati in dettaglio, riguardano esclusivamente materie plastiche che sono prodotte da fonti energetiche fossili, anche se il ruolo delle fonti rinnovabili sta diventando sempre più importante nel settore delle materie plastiche.Secondo PlasticsEurope, l'obiettivo dello studio è stato in primo luogo per documentare che l'uso di materie plastiche fossile fa anche un contributo positivo al raggiungimento degli obiettivi di efficienza energetica e protezione del clima. 

La prima parte dello studio aggiorna un precedente studio dagli anni 2004/2005. In questo caso, il mercato complessivo dei prodotti in plastica sostituibili viene confrontato con il mix di materiali alternativi. La seconda parte tratta degli effetti benefici della plastica per quanto riguarda il miglioramento dell'efficienza energetica e la protezione del clima, ora e in futuro e, come afferma nell'introduzione, a posto "le cose nella giusta luce". 

Durante la produzione di prodotti di plastica, le risorse energetiche che vengono utilizzati in gran parte sono da fonti non rinnovabili il cui consumo provoca il rilascio di gas serra. Tuttavia - sulla base dei risultati dello studio - anche più delle emissioni di CO2 sarebbe creato se i prodotti di plastica sono state sostituite da materiali alternativi. 



Utilizzo di materie plastiche - risparmio di risorse 

I risultati hanno mostrato che l'energia che è necessaria per la produzione, uso, valorizzazione e smaltimento di materie plastiche in Europa è attualmente ca. Gigajoule 4.300 milioni / anno, mentre le emissioni globali di gas serra è di ca. 200 milioni di tonnellate all'anno. 

Lo studio è giunto alla conclusione che i prodotti di plastica soprattutto contribuire al risparmio energetico e la riduzione dei gas ad effetto serra a tal punto che hanno sostituito i materiali tradizionali. Sia il consumo di energia così come anche la quantità di gas serra emessi aumenterebbero considerevolmente se i prodotti di plastica dovrebbe essere sostituito da altri materiali, fino ad un massimo teorico. Ad esempio, Denkstatt aveva calcolato che, se la sostituzione di materie plastiche in tutta Europa un aumento del consumo di energia di ca. 2.100 gigajoule, la quantità di gas serra emessi aumenterebbe di 110 milioni di tonnellate di CO2 equivalenti. Denkstatt vede ancora un grande potenziale per la plastica nel futuro: quindi, nel 2020, i vantaggi di utilizzo stimate potrebbero essere nove a quindici volte superiore a quello delle emissioni derivanti dalla produzione e gestione dei rifiuti. Il risparmio energetico stimato sarebbe naturalmente variare in base alla sfera di applicazione con cui imballaggio naturalmente svolgere un ruolo più importante. 

Esempio di packaging alimentare 

Una ramificazione importante è anche la perdite evitate attraverso l'uso di prodotti di plastica, ad esempio, dei prodotti alimentari attraverso l'imballaggio protettivo. Così, imballaggi di plastica impedisce spesso i prodotti alimentari freschi da rovinare troppo veloce. Le perdite di prodotto alimentare così evitato allo stesso modo significa meno consumo di energia e di gas serra che sarebbero associati con la produzione di nuovi alimenti. Secondo lo studio, la stima ha mostrato che i benefici di CO2 delle perdite di derrate alimentari che vengono evitati sono 4-9 volte più alto nel campo di applicazione del 10 al 20 per cento del prodotto di massa che le emissioni di CO2 che si creano durante la produzione di l'imballaggio. Gli effetti benefici avrebbero un effetto molto più ampio su emissioni di gas serra rispetto alla produzione del packaging per questa sfera di applicazione. 

Se si assume che il 70 per cento di tutti gli imballaggi alimentari - quindi anche da altri materiali - previene la perdita del 20 per cento dei prodotti alimentari confezionati e che il rapporto di CO2 stesso esiste per la fabbricazione di imballaggi e la produzione di prodotti alimentari come negli esempi di cui sopra, quindi la prestazione corrispondente di CO2 per imballaggi alimentari in plastica è stimata in 190 milioni di tonnellate di emissioni di CO2, si afferma ulteriormente. Impedendo la ca di cui sopra. dieci per cento di perdita dei prodotti alimentari, altri 22 milioni di tonnellate di emissioni di gas serra potrebbero essere evitate, secondo le stime dello studio. 

Lo studio completo è disponibile per il download all'indirizzo www.plasticseurope.org. 
-www.plasticseurope.org



ARTICOLO TRADOTTO DAL SITO http://www.interpack.de

INJECTION MOULD LABELLING

Il limite delle vaschette rispetto alle buste è rappresentato dalla superficie disponibile per la stampa. Il film plastico delle buste è completamente stampabile con i dati del cliente, le caratteristiche e le immagini del prodotto confezionato.





Nelle vaschette invece il film è presente solo nella parte superiore della confezione. Per eliminare questo limite negli ultimi anni è stata introdotta la tecnologia dell’IML(in mould labeling). Una etichetta viene introdotta direttamente all’interno dello stampo di iniezione della vaschetta durante la produzione.
Le etichette in questo modo vengono così a far parte integrante del contenitore, sono in PP quindi dello stesso materiale della vaschetta, non rappresentano quindi un problema per l’eventuale riciclaggio della confezione dopo l’utilizzo.

La confezione realizzata attraverso queste vaschette diventa un eccezionale veicolo per la promozione dell’alimento confezionato.

Per maggiori informazioni: http://www.lpspack.com/