IL CONFEZIONAMENTO DELLA PASTA FRESCA IN VASCHETTE

Il confezionamento della pasta fresca avviene ormai quotidianamente in vaschette sigillate con atmosfera protettiva in sostituzione delle vecchie scatole di cartone.



E' importante dire che per avere dei risultati nella conservazione della pasta fresca ripiena (agnolotti, plin, ravioli) bisogna pastorizzare e asciugare bene il prodotto prima del confezionamento. Infatti le vaschette essendo sigillate per trattenere l'atmosfera protettiva non permettono all'umidità della pasta di uscire nell'ambiente esterno. Al contrario di quello che succedeva prima con le scatole di cartone  l'umidità, non potendo uscire, contribuisce notevolmente ad aumentare la carica batterica dell'alimento.

Con una corretta pastorizzazione della pasta e l'uso corretto delle miscele di gas e delle confezionatrici, oggi si riesce a conservare la pasta fresca per un periodo intorno ai 20\30 giorni.

Bisogna sottolineare che il sistema per ottenere l'atmosfera modificata all'interno della confezione non è indifferente. Poichè la pasta fresca ripiena è un prodotto poroso si possono ottenere buoni risultati di conservazione con il sistema del vuoto\gas mentre con il sistema gas flushing la shelf life sarà limitata.

Sono quindi da preferire per una migliore conservazione della pasta fresca le confezionatrici con campana del vuoto quindi quasi tutte le termosaldatrici per vaschette o termoformatrici. Mentre le imbustatrici verticali e le flowpack pur essendo molto veloci non sono particolarmente adatte al confezionamento della pasta fresca ripiena.

Oggi il confezionamento della pasta fresca è diventato più facile anche per le piccole aziende grazie a modelli di pastorizzatori e macchine confezionatrici di piccole dimensioni.

Per maggiori informazioni: www.lpspack.com

NUOVA EDIZIONE DEL CIBUS TEC

La nuova edizione del Cibus Tec si terrà a Parma dal 27al 30 ottobre 2009.  Anche quest'anno l'esposizione raccoglierà le novità riguardanti sia le macchine confezionatrici che i materiali di confezionamento.


La fiera di Parma da ampio spazio al confezionamento per l'industria alimentare in tutti i suoi settori: dal confezionamento dei formaggi e del latte al confezionamento di salumi e affettati o della pasta.

Esselunga studia il closed-loop


ARTICOLO TRATTO DAL SITO: POLIMERICA.IT 



Dalle vaschette per frutta e verdura rPP per nuovi contenitori alimentari. Un progetto di Esselunga e Nespak.
In virtù del Regolamento CE 282/08, oggi è possibile utilizzare, anche nel nostro Paese, materiale plastico rigenerato per produrre nuovo packaging alimentare, seppure sotto condizioni molto strette per quanto concerne il materiale di provenienza (solo grado alimentare), il controllo della filiera e del processo di riciclaggio, che deve essere approvato preventivamente dall'EFSA.
Quest'ultimo aspetto, in particolare, complica le cose sotto l'aspetto procedurale: in Italia - a quanto ci risulta - non esiste ancora un processo "approvato" per il recupero in “ciclo chiuso” di imballaggi alimentare, mentre vi sono esperienze anche significative – per l'entità degli investimenti - in Gran Bretagna e in Francia, prevalentemente nel settore delle bottiglie PET.
Una situazione che potrebbe però cambiare. In occasione del convegno "Tra polimeri tradizionali e bioplastiche, la terza via: la plastica riciclata", organizzato il 22 settembre scorso da IPPR e Federazione Gomma Plastica, Nespak ed Esselunga hanno presentato un progetto per la rigenerazione e il riutilizzo, nella stessa applicazione, di polipropilene proveniente dalle vaschette per ortofrutta. Progetto che per partire presuppone l'esistenza di aziende di selezione e riciclaggio in grado di seguire la fase più delicata del ciclo, ovvero la rigenerazione del polimero in condizioni controllate. Secondo Alberto Maso di Nespak, la selezione di queste figure sarebbe in una "fase avanzata".
Esselunga, ha spiegato nel suo intervento Vittorio Brinati, raccoglie già oggi in alcuni punti vendita le vaschette per la frutta e verdura, con un ritorno pari a circa l'8% dell'immesso al consumo; confezioni che, tra l'altro, sono prodotte da Nespak con un contenuto ridotto di polipropilene (-18%) rispetto al passato, grazie ad un completo redesign del packaging, che ha portato ad un incremento della resistenza alla compressione, a fronte di un minor peso (risultato premiato lo scorso anno con un Oscar dell'Imballaggio). Le confezioni raccolte vengono oggi avviate a riciclo per usi non alimentari, in attesa che parta il progetto di closed-loop.
Esselunga è impegnata anche in altri programmi volti alla riduzione degli sprechi, nonché al recupero e riutilizzo dei materiali: dai propri punti vendita, magazzini e sedi, la catena recupera ogni anno circa 1.800 tonnellate di plastiche che già oggi vengono avviate al riciclo e che in futuro serviranno in parte a produrre sacchi con marchio Plastica Seconda Vita. Tra questi anche robusti shopper riutilizzabili prodotti da Sipa Management con 80% di materiale riciclato, presentati proprio in occasione del convegno. Obiettivo di Esselunga è arrivare a distribuirne 3,5 milioni di pezzi l'anno.
Non solo: Esselunga ha deciso di ridurre lo spessore del film prestirato utilizzato nei bancali, da 23 a 8 micron, con un taglio del 50% del materiale utilizzato. Nei magazzini, per la movimentazione interna delle merci, usa cassette in plastica riutilizzabili, prodotte con il 25% di polimero riciclato. Nei punti vendita vengono invece impiegati divisori degli scaffali realizzati con plastiche rigenerate. Da segnalare anche il recupero di circa 250 tonnellate annue di contenitori in EPS provenienti dai fornitori di pesce, che vengono concentrati a Biandrate dove è in funzione un compattatore che riduce sensibilmente il volume prima dell'avvio agli impianti di riciclaggio.
La catena milanese prevede inoltre di immettere sul mercato 5 milioni di sacchetti per la spesa biodegradabili e compostabili (in carta e Mater-bi), ha investito nell'illuminazione a basso consumo e nel risparmio energetico, attraverso impianti di riscaldamento e raffrescamento più efficienti.
Tornando al closed-loop, Nespak è impegnata anche in un secondo progetto: in questo caso si tratta di recuperare e rigenerare contenitori alveolari per la frutta, sempre in polipropilene, destinati alla grande distribuzione. Un segmento che vale, solo in Italia, 6-7mila tonnellate annue di polimero.
Nel caso degli alveoli - ha spiegato Maso - la filiera è più corta e controllabile, poiché l'imballaggio non arriva al consumatore, ma si ferma al punto vendita, dove la frutta viene disimballata e collocata negli scaffali. La gestione dovrebbe quindi essere più semplice ed economica.

 ARTICOLO TRATTO DAL SITO: POLIMERICA.IT 

IL CONFEZIONAMENTO A CALDO

Il processo di riempimento a caldo (hot filling) può essere rappresentato come
una tecnologia di confezionamento, in quanto le caratteristiche del contenitore sono essenziali alla
riuscita dell’operazione che consiste: nell’introdurre nel contenitore, l’alimento ad una temperatura
di almeno 70-80 °C e chiuderlo ermeticamente.  Gli obiettivi che si perseguono sono: risanare il
contenitore, (grazie alla temperatura dell’alimento), estrarre l’aria (che riscaldandosi aumenta di
volume per cui, a raffreddamento avvenuto, dopo la chiusura, il contenitore risulterà in
depressione),  dare stabilità al prodotto inattivando enzimi e microrganismi. Per ottenere questo
occorre che l’alimento sia liquido o semi-solido, (perché le temperature inferiori ai
100°C possano avere un significativo effetto sterilizzante) ma occorre anche che l’imballaggio
abbia caratteristiche tali da favorire il trattamento che si vuole realizzare; in altre parole occorre un
contenitore, rigido e in grado di sopportare lo sbalzo termico necessario e le conseguenti
sollecitazioni  meccaniche ma anche  una chiusura ermetica ed affidabile. Bottiglie e vasi di vetro
(di tipo A) e le chiusure del tipo “Twist off” sono in genere destinati al riempimento a
caldo. Sono indispensabili opportune precauzioni per evitare che lo shock termico, durante il
riempimento o nel corso del raffreddamento, porti a rottura il contenitore; uno sbalzo termico di 55-
60°C, in un tempo molto breve è in genere accompagnato dalla frattura del vetro e un
preriscaldamento del contenitore può risolvere il problema. Anche le vaschette di plastica
possono essere riempiti a caldo; in questo caso si utilizzano contenitori di HDPE, PP, PET che
mostrano la migliore resistenza termica.

NORMATIVA SULLE DATE DI SCADENZA DEGLI ALIMENTI CONFEZIONATI

Riporto un interessante articolo di Roberto La Pira uscito sulla versione on-line de "Il Sole 24 Ore" per chi volesse leggere l'originale riporto la pagina dell'autore http://robertolapira.nova100.ilsole24ore.com/2009/09/quando-i-prodotti-alimentari-hanno-una-scadenza-variabile-.html:





TROPPO VARIABILE E POCO CONTROLLATA LA SCADENZA DEI PRODOTTI ALIMENTARI


  

Tramezzini
Un gruppo di studio della Commissione Europea ha realizzato un documento sui criteri microbiologici per definire la scadenza dei cibi pronti come affettati, dessert, insalate e macedonie fresche, formaggi non stagionati, tramezzini e merendine refrigerate che i tecnici chiamano  alimenti pronti per il consumo (RTE). Nella lista troviamo anche le insalate pronte, i piatti cotti refrigerati confezionati, i frullati di frutta fresca e altri come il carpaccio, il sushi, il salmone affumicato.Milk1 La questione è importante perché le regole europee sulla durata dei prodotti risalgono a 31 anni fa, e la situazione  oggi è un po’ cambiata. Adesso la scadenza viene decisa dal produttore in base a cinque parametri: qualità della materia prima, ingredienti, metodo di lavorazione, packaging e modalità di conservazione, mentre per: latte fresco, le uova e il prosciutto cotto affettato di alta qualità l’intervallo è stabilito dal legislatore .






PRODOTTI CON  SCADENZA FISSATA PER LEGGE
Latte fresco pastorizzato
6 giorni
Latte fresco crudo
3 giorni
Uova fresche
28 giorni
Prosciutto cotto a fette di “alta qualità”
30 giorni
Questa libertà di scelta crea qualche differenza tra gli alimenti apparentemente uguali. Ravioli2_1233773544Per esempio la  vaschetta di “ravioli di ricotta freschi” può scadere dopo due mesi, se  il confezionamento viene fatto in un’area sterile dell’azienda che ripropone condizioni simili a quella di una  sala operatoria, se l’aria dello stabilimento viene filtrata per evitare contaminazioni e se la temperatura di conservazione lungo la filiera oscilla tra 5 e 6° C.

La scadenza  è infatti  il risultato di un equilibrio molto articolato, per cui se si aumenta la temperatura di conservazione dei ravioli di 3-4°C durante la commercializzazione la durata si ridurre di un mese.
Un altro esempio riguarda la carne fresca confezionata sottovuoto importata dall’Argentina che, grazie ad un metodo di lavorazione molto accurato basato su basse temperature e particolari accorgimenti igienici, si conserva tre mesi. ProsciuttocrudoLe buste di insalata pronta si mantengono una settimana, ma il lavaggio deve essere fatto con cura, la temperatura durante la lavorazione deve varare tra 10 e 12°C , mentre lungo la filiera il sacchetto va tenuto ad una temperatura prossima a + 4° C.  I consumatori non conoscono questi particolari e spesso si chiedono se l’intervallo è corretto.
La realtà è però molto variegata per cui ci sono aziende che utilizzano tecnologie innovative per prolungare la durata, e altre che per evitare l’onere finanziario di ritirare i prodotti scaduti dagli scaffali e di smaltirli, possono indicare una conservabilità maggiore.
ARRIVANO NUOVE NORME
L’Unione Europea ha elaborato nuove linee guida molto dettagliate per valutare la scadenza per gli alimenti pronti per il consumo (RTE), prendendo come riferimento la Listeria monocytogenes, un microrganismo in grado di riprodursi in frigorifero e di provocare serie patologie all’uomo.
Batteri Adesso  le imprese alimentari devono condurre studi molto accurati sulla scadenza degli alimenti per verificare la presenza di Listeria e fissare un intervallo preciso sulla base dei risultati ottenuti. La questione è delicata, perché le imprese quando fanno le prove tendono a non considerare che durante la commercializzazione e anche quando il prodotto rimane nel frigorifero  di casa la catena del freddo si interrompe spesso.
 Il punto critico riguarda proprio queste interruzioni che  oggi è possibile monitorare con diversi sistemi: imballaggi intelligenti, indicatori tempo-temperatura e strumenti di termoregistrazione anche satellitari. L’Unione Europea ha raccolto informazioni presso gli Stati membri e alcuni paesi come la Gran Bretagna e la Grecia hanno fornito dati e studi per dimostrare l’efficienza del sistema distributivo. Altri come l’Italia non hanno  presentato una documentazione adeguata perché i controlli non vengono fatti in modo sistematico, e mancano informazioni sulle temperature del prodotto nel tragitto dall’azienda al frigorifero del consumatore. Bruxelles sostiene che l’Italia non è in grado di garantire una catena del freddo adeguata, quindi ritiene che la durata teorica stabilita in laboratorio dalle aziende debba essere ridotta d’ufficio di un terzo.
Le conseguenze potrebbero essere che prodotti come yogurt, mozzarelle, ricotte, affettati, insalate …… dovrebbero ridurre di un terzo la durata di comemstibilità . In Italia le poche ricerche realizzate sulla temperatura delle filiere risalgono a qualche anno fa, ed erano firmate da Marco Riva del Distam di Milano. Il-frigorifero-della
Gli studi focalizzavano l’attenzione sulle temperature elevate nei frigoriferi dei punti vendita. La situazione più critica riguardava i frigoriferi domestici che, non avendo termometri in dotazione, spesso sono tarati a 7/8 °C all’insaputa del consumatore. Il  discorso della Listeria non si applica ai  i pochi  alimenti freschi che per ragioni fisiche o chimiche non permettono al batterio di crescere. In questi casi la scadenza è fissata valutando  soprattutto le modifiche organolettiche e sensoriali




PRODOTTI CHE PER LEGGE NON DEVONO AVERE SCADENZA




Aceto




Vino




Superalcolici e liquori col almeno il 10% di alcol




Sale




Zucchero e caramelle composte solo da zuccheri




Gomme da masticare




Gelati  confezionati monodose venduti al bar





PRODOTTI CON SCADENZA VARIABILE  IN FUNZIONE  DELL’IMBALLAGGIO

Confezione standard (giorni di scadenza ) 
Confezione in  atmosfera modificata  (giorni di scadenza)
Pesce fresco (*)
2-4
6-7
Pasta fresca
5-6
30
Hamburger crudo
1-2
10-15
Frutta fresca sbucciata
1-2
5-7
Prosciutto cotto
2-3
20-25
Prosciutto crudo
2-4
30-40
Coppa e pancetta
2-4
40-45
(*) ci possono essere variazioni considerevoli in relazione alla
specie e al metodo di cattura


PRODOTTI CHE POSSONO PROLUNGARE  LA SCADENZA MODIFICANDO LA TEMPERATURA  DI CONSERVAZIONE


Insalata pronta confezionata
2-3 giorni a 12°C
sino a 10 giorni a +4°C
Burro 125/250 g
70 giorni a +10°C
100 giorni a +4°C
Pesce fresco (*)
2-4 giorni a 4°C
5-6 giorni a 0°/ +2°C
(*) ci possono essere variazioni considerevoli in relazione alla specie e
al metodo di cattura
Fonte : http://robertolapira.nova100.ilsole24ore.com/2009/09/quando-i-prodotti-alimentari-hanno-una-scadenza-variabile-.html

NUOVI TIPI DI CONFEZIONAMENTO IN VASCHETTA

Grazie a nuovi sistemi di confezionamento si può aumentare notevolmente l'impatto che una confezione ha sul pubblico dei consumatori.

Le tecnologie sviluppate nella produzione delle nuove confezionatrici permettono di avere un bel packaging anche grazie a confezionatrici automatiche in linea.

Tra questi sviluppi possiamo annoverare: lo Skinpack e Tray on Tray.

Lo Skinpack è un sistema che permette di far aderire il film di saldatura superiore alla vaschetta non solo sul bordo ma anche negli spazi lasciati liberi dal prodotto. Molto utilizzato nel confezionamento di pesce surgelato oggi viene sperimentato anche in altri settori come nella carne.

Lo Skinpack permette di mettere molto in evidenza il prodotto confezionato. Il prodotto viene confezionato sottovuoto.

Il Tray on Tray invece consiste nel sostituire il film di saldatura con un coperchio di plastica rigida che conferisce un aspetto completamente nuovo alla confezione. In pratica è una vaschetta saldata su un'altra vaschetta.

Con il Tray on Tray il confezionamento può avvenire con atmosfera protettiva.

INNOVAZIONE DEL PACKAGING

Dopo gli anni del pionierismo il packaging sta vivendo anche in Italia un forte periodo innovativo.

Le novità e i vantaggi sono distribuiti sui vari attori del processo di confezionamento e consumo:

Vantaggi per i produttori come per il nuovo sistema per termosaldare dei coperchi direttamente sulle vaschette in atmosfera protettiva dando la possibilità di impilare un maggior numero di contenitori e di proteggere maggiormente i prodotti. Sistema implementato sulle termosaldatrici in linea.

Nuovi materiali che aumentano i vantaggi per i consumatori come le vaschette da forno e film che resistono a temperature di 220°C; molto diffusi in paesi come Francia e Inghilterra permettono la produzione di piatti pronti solo da scaldare per il consumatore che può scegliere sia il forno a microonde che quello tradizionale.In Italia devono ancora essere scoperti dal grande mercato.

Oppure vantaggi per l'ambiente come il PLA (bioplastica derivata dal mais) che permette di produrre vaschette e film completamente compostabili. Ancora poco diffuso in Italia potrà dare nei prossimi anni grandi vantaggi per la soluzione del problema dei rifiuti. Queste tipologie di film possono essere anche utilizzate su confezionatrici flowpack.

Oppure ancora nuove macchine confezionatrici che permettono la creazione di confezioni molto personalizzate e di alto valore estetico anche partendo da una confezione semplice come una busta.

Momenti di crisi come questi richiedono un impegno sempre maggiore nell'innovazione e nella ricerca di nuove soluzioni che esistono già ma spesso sono difficili da conoscere, per avere maggiori informazioni sulle novità menzionate potete visitare il sito: http://confezionatrici.altervista.org, oppure scrivere a lpspack@vds.it.

VASCHETTE IN POLIPROPILENE

Le vaschette in polipropilene o PP sono sicuramente le più diffuse nel confezionamento alimentare. Con questo materiale vengono prodotte soprattutto vaschette ad iniezione perché la termoformatura del polipropilene è più difficile di altri materiali

Essendo uno dei tipi di vaschetta largamente più diffuso è relativamente più economico e quindi uno dei più utilizzati sulle confezionatrici per atmosfera protettiva.

Anche i film di saldatura che vengono utilizzati sulle confezionatrici per termosaldare le vaschette in PP sono molto diffusi e si possono trovare anche in quantitativi bassi.

Le vaschette realizzate in PP sono facili da trovare e la gamma dei formati è molto ampia. La possibilità di reperire sul mercato molti formati di vaschetta permette di personalizzare il packaging anche con consumi relativamente bassi.

Il polipropilene non ha una grande barriera ai gas, viene quindi utilizzato per confezionare alimenti freschi o con durate relativamente brevi (fino a 25gg.).

Queste vaschette vengono ad esempio utilizzate nel confezionamento di pasta fresca pastorizzata, per confezionare gastronomia fresca o per termosaldare in atmosfera protettiva la salsiccia.

Le vaschette in PP non sono molto trasparenti anche se negli ultimi anni la tecnologia dello stampaggio ad iniezione è migliorata notevolmente in questo senso.

Grazie alle proprietà del polipropilene le vaschette realizzate con questo materiale resistono alla pastorizzazione (90°C) e con mescole particolari possono raggiungere anche i 120°C.

Le vaschette in polipropilene possono essere saldate su qualsiasi termosaldatrice.

Per maggiori informazioni: http://confezionatrici.altervista.org

VASCHETTE E MATERIE PRIME

E' sicuramente difficile fare una panoramica breve sui moltissimi materiali plastici oggi esistenti impiegati nel confezionamento. In generale tutti derivano dalla lavorazione del petrolio, la composizione chimica però viene cambiata per ottenere prestazioni diverse. La scelta della plastica più idonea può essere determinata da diverse esigenze:

In primo luogo bisogna considerare la necessità della TRASPARENZA o della stampa del materiale. In entrambe le direzioni sono stati fatti passi da gigante arrivando praticamente alla stessa trasparenza del vetro, e dall'altra con il miglioramento dei macchinari da stampa.

Un altra considerazione fondamentale va fatta riguardo alla durata del prodotto da confezionare. Per prodotti con breve conservazione o in cui questa non sia importante (prodotti non alimetari) si utilizzano normalmente MONOMATERIALI con costi inferiori e un'ottima resistenza nel proteggere il prodotto. Se invece la conservazione è importante i materiali ACCOPPIATI sono sicuramente più adatti. Per molti alimenti la barriera più importante è quella verso l'umidità esterna, soprattutto se devono essere consumati in breve tempo; quasi tutte le materie plastiche frenano bene il passaggio di umidità. Un pò più complicata è la scelta dei materiali che hanno la capacità di trattenere l'atmosfera modificata all'interno della confezione.

Diventa dunque importante avere una consulenza sempre pronta e preparata che possa aiutarvi ad indirizzare le vostre scelte, valutando il miglior rapporto qualità prezzo adatto al vostro confezionamento.

PER MAGGIORI INFORMAZIONI: www.lpspack.com

STAMPAGGIO DI VASCHETTE CON IML (in mould labeling)

Il limite delle vaschette rispetto alle buste è rappresentato dalla superficie disponibile per la stampa. Il film plastico delle buste è completamente stampabile con i dati del cliente, le caratteristiche e le immagini del prodotto confezionato.

Nelle vaschette invece il film è presente solo nella parte superiore della confezione. Per eliminare questo limite negli ultimi anni è stata introdotta la tecnologia dell’IML(in mould labeling). Una etichetta viene introdotta direttamente all’interno dello stampo di iniezione della vaschetta durante la produzione.
Le etichette ,caso vengono così a far parte integrante del contenitore, sono in PP quindi dello stesso materiale della vaschetta, non rappresentano quindi un problema per l’eventuale riciclaggio della confezione dopo l’utilizzo.

La confezione realizzata attraverso queste vaschette diventa un eccezionale veicolo per la promozione dell’alimento confezionato.

Per maggiori informazioni: http://www.lpspack.com/

VASCHETTE E MATERIALI PLASTICI

E' sicuramente difficile fare una panoramica breve sui moltissimi materiali plastici oggi esistenti. In generale tutti derivano dalla lavorazione del petrolio, la composizione chimica però viene cambiata per ottenere prestazioni diverse. La scelta della plastica più idonea può essere determinata da diverse esigenze:

In primo luogo bisogna considerare la necessità della TRASPARENZA o della stampa del materiale. In entrambe le direzioni sono stati fatti passi da gigante arrivando praticamente alla stessa trasparenza del vetro, e dall'altra con il miglioramento dei macchinari da stampa.
Un altra considerazione fondamentale va fatta riguardo alla durata del prodotto da confezionare. Per prodotti con breve conservazione o in cui questa non sia importante (prodotti non alimetari) si utilizzano normalmente MONOMATERIALI con costi inferiori e un'ottima resistenza nel proteggere il prodotto. Se invece la conservazione è importante i materiali ACCOPPIATI sono sicuramente più adatti. Per molti alimenti la barriera più importante è quella verso l'umidità esterna, soprattutto se devono essere consumati in breve tempo; quasi tutte le materie plastiche frenano bene il passaggio di umidità. Un pò più complicata è la scelta dei materiali che hanno la capacità di trattenere l'atmosfera modificata all'interno della confezione.

Diventa dunque importante avere una consulenza sempre pronta e preparata che possa aiutarvi ad indirizzare le vostre scelte, valutando il miglior rapporto qualità prezzo adatto al vostro confezionamento.
per maggiori informazioni: http://www.lpspack.com

IL CONFEZIONAMENTO

Il confezionamento dei prodotti alimentari diventa sempre di più un’esigenza. La grande distribuzione richiede prodotti confezionati, il packaging deve essere particolare ed accattivante per essere individuato sullo scaffale. I consumatori vogliono confezioni sempre più ergonomiche e piccole per esigenze di praticità.

Ma il confezionamento non è solo un’esigenza di marketing per rendere più attraente il prodotto con packaging originali è anche, soprattutto un sistema per allungarne la shelf life ( vita del prodotto prima del consumo).
Diventa quindi sempre più importante l’impiego di sistemi di confezionamento adatti a modificare l’atmosfera all’interno delle confezioni. Creando un ambiente ostile alla proliferazione batterica.
Poco importa che il packaging sia una busta o una vaschetta, l’atmosfera modificata è stata una vera e propria rivoluzione nella conservazione degli alimenti.
Confezionare il proprio prodotto in una vaschetta permette di proteggerlo soprattutto dai rischi meccanici derivanti dalle manipolazioni e dai colpi durante il trasporto. Anche se l’investimento è maggiore la vaschetta è un packaging molto resistente e protettivo.
Le buste hanno il vantaggio di essere una confezione più economica anche se non sono in grado di offrire la stessa protezione delle vaschette. Dal punto di vista estetico i sistemi di confezionamento più evoluti sono in grado di realizzare un packaging molto bello anche con le buste, come quelle a fondo quadro o stabilo-bag.

In questo sito cerchiamo di raccogliere tutte le informazioni riguardante gli aspetti più diversi delle macchine confezionatrici e dei materiali per il confezionamento, sia in atmosfera protettiva che non.
Per maggiori informazioni: http://www.lpspack.com/

VASCHETTE AD INIEZIONE E TERMOFORMATE

L’iniezione è un processo industriale in cui un materiale plastico viene fuso e iniettato all’interno di uno stampo. Questo procedimento consente di ottenere dei contenitori con spessori costanti e soprattutto maggiori dove sono necessari. Ad esempio gli angoli inferiori delle vaschette. In questo modo si offrono maggiori garanzie alla tenuta ai gas, nonostante non possano essere utilizzati materiali barrierati , lo spessore stesso della vaschetta riduce la permeabilità del contenitore aumentando la shelf-life del prodotto in atmosfera protettiva.
L’estetica del contenitore molto bella e anche la lavorabilità sulle termosaldatrici è più facile.

Il processo di termoformatura, invece, parte da una bobina di film che, attraverso un riscaldamento del materiale e un effetto vuoto prende la forma dello stampo. In questo caso lo spessore di partenza del materiale subisce uno “stiramento” per seguire la sagoma.

Il limite della termoformatura è quindi nelle altezze elevate in cui gli angoli inferiori della vaschetta risulteranno molto sottili (quando non addirittura bucati!).

Il vantaggio delle vaschette termoformate è invece quello di poter utilizzare materiali accoppiati e barrierati che consentono una shelf-life degli alimenti molto elevata in presenza di atmosfera protettiva.



Per maggiori informazioni: http://www.lpspack.com/

TERMOSALDATRICI

ATTENZIONE ALLE ECONOMICHE!

Esistono sul mercato termosaldatrici per vaschette economiche.
Tutto bene fino a quando bisogna solo saldare le vaschette. In questo caso anche in presenza di un micro-foro sulla saldatura, infatti, non si compromettono le caratteristiche del prodotto.
Discorso molto diverso in caso di atmosfera protettiva: la saldatura in questo caso deve SIGILLARE completamente il prodotto, altrimenti si compromette seriamente la conservazione dell'alimento e le sue caratteristiche organolettiche.
La differenza fondamentale tra i due tipi di macchine è rappresentata delle piastre saldanti. In caso di sola saldatura le piastre piane sono le migliori perché permettono un rapido cambio dei formati.
Tuttavia in caso di atmosfera protettiva, lo stampo deve essere lavorato solo sul profilo di saldatura (bordo della vaschetta). La ragione di questa lavorazione ha una ragione pratica: a parità di pressione dello stampo la stessa sarà distribuita su tutta la superficie della piastra piana, mentre in quella lavorata avrò la pressione concentrata solo dove mi serve, quindi con una maggiore efficacia di saldatura della vaschetta e con una migliora tenuta dei gas dell'atmosfera modificata.
PER MAGGIORI INFORMAZIONI: www.lpspack.com

MACCHINE CONFEZIONATRICI

Le macchine nascono per soddisfare le diverse esigenze nel campo del confezionamento, un settore che ha visto negli ultimi anni, con l'esplosione della grande distribuzione una diffusione ed una diversificazione sempre crescente. Di seguito sono elencati alcuni macchinari con una breve spiegazione del confezionamento che possono realizzare:


- TERMOSALDATURA: macchine per saldare film in bobina su vaschette in plastica preformata; la possibilità di fare il vuoto all'interno del contenitore e di immettere gas inerti la rende una delle macchine più usate nel confezionamento alimentare.


- TERMOFORMATURA: partendo da due bobine di film, prima forma la vaschetta nella parte inferiore poi, dopo il riempimento, la termosalda con la possibilità di immettere atmosfera modificata nella confezione. E' una macchina adatta alle medie-grandi produzioni abbattendo i costi per la parte inferiore della confezione (bottom).


- BLISTER: macchine per saldare valve in materiale plastico su cartoncino accoppiato.


- MACCHINE PER FILM TERMORETRAIBILE: il film termoretraibile aderisce come una seconda pelle sul prodotto, proteggendolo dai graffi e dagli urti ma con una elevata trasparenza.


- IMBUSTATRICI VERTICALI: partendo da una bobina di film formano delle buste sia con forma a cuscino che a fondo quadro. Adatte per prodotti granulari o in piccoli pezzi, consentono un notevole risparmio di materiale per il confezionamento e velocità molto alte. Il prodotto viene fatto cadere all'interno della macchina.Anche in questo caso c'è la possibilità di inserire l'atmosfera modificata ma attraverso un procedimento di soffiaggio invece che con il vuoto.


- FLOW-PACK: il funzionamento è simile alle imbustatrici verticali ma avviene in orizzontale con l'inserimento del prodotto su un nastro trasporatore eliminando la caduta come nelle verticali.

Per maggiori informazioni: http://www.lpspack.com

IL PVC:

Il cloruro di polivinile, noto anche come polivinilcloruro o con la corrispondente sigla PVC, è il polimero del cloruro di vinile. È il polimero più importante della serie di quelli ottenuti da monomeri vinilici ed è una delle materie plastiche di maggior consumo al mondo. Puro, è un materiale rigido; deve la sua versatilità applicativa alla possibilità di essere miscelato anche in proporzioni elevate a prodotti plastificanti, quali ad esempio gli esteri dell'acido ftalico, che lo rendono flessibile e modellabile.

All'inizio del XX secolo i tentativi di uno sfruttamento commerciale del prodotto da parte del russo Ivan Ostromislenskij e del tedesco Fritz Klatte della Griesheim-Elektron furono frustrati dalla difficoltà di lavorare il materiale, troppo rigido e fragile.

Nel 1926, Waldo Semon della B.F. Goodrich sviluppò una tecnica per rendere lavorabile il PVC, miscelandolo con degli additivi plastificanti. Il prodotto risultante, più flessibile e facile da lavorare, raggiunse presto un diffuso utilizzo.

I primi co-polimeri a base di cloruro di polivinile e acetato di polivinile furono prodotti dalla statunitense Union Carbide nel 1927; sei anni dopo, in Germania la IG Farben brevettava le tecniche di polimerizzazione in emulsione.

In Italia, uno dei principali produttori di PVC è stata la Montedison, che aveva nel polo petrolchimico di Porto Marghera, a Venezia, i suoi impianti di produzione del polimero e del monomero corrispondente. La prima impresa ad iniziare la produzione industriale di PVC nel nostro paese fu invece la S. A. Ursus Gomma di Vigevano (PV) che costruì, nel 1939, un nuovo impianto appositamente per la lavorazione del nuovo materiale

Gli utilizzi del PVC sono innumerevoli, per aggiunta di prodotti plastificanti può essere modellato per stampaggio a caldo nelle forme desiderate. Può essere ridotto a film oppure a liquido con cui vengono spalmati tessuti o rivestite superfici, serbatoi, valvole, rubinetti, vasche e fibre tessili artificiali.

Le applicazioni più rilevanti sono la produzione di tubi per edilizia (ad esempio grondaie e tubi per acqua potabile) profili per finestra, pavimenti vinilici, film rigido e plastificato per imballi e cartotecnica.

In termini applicativi, il PVC è la materia plastica più versatile conosciuta. È il "vinile" per antonomasia usato per la produzione dei dischi.

tratto da: wikipedia


IL POLIESTERE (PET)

Il poliestere è una resina ottenuta dalla condensazione di un acido bicarbossilico insaturo (con qualche doppio legame) con un alcool bivalente. Così facendo, si ottiene una macromolecola lineare che per la presenza dei doppi legami insaturi può essere ancora reticolata aggiungendo composti reattivi come monomeri che contengano un gruppo vinilico.
Il poliestere può essere prodotto con vari metodi, ma quelli più usati sono la policondensazione e la filatura allo stato fuso. Questa fibra la si trova o sottoforma di filamento continuo o sottoforma di fiocco. Il poliestere ha un aspetto lucido oppure semiopaco.
Le principali caratteristiche dei fili poliestere sono:
- Ottima tenacità
- Ottima resilienza
- Elevata resistenza all'abrasione e alle pieghe
- Elevato modulo di elasticità
- Elevata resistenza al calore
- Bassisima ripresa di umidità
- Buona resistenza agli agenti chimici e fisici.
Tutte queste caratteristiche fanno in modo che il poliestere sia impiegato puro o in mista con altre fibre naturali, artificiale o sintetiche.Questa sua caratteristica permette di conferire ai prodotti una mano nervosa, ingualcibilità, resistenza all'usura, stabilità dimensionale e una facile ripresa della gualcitura anche dopo i lavaggi.

Tratto da: wikipedia

per maggiori informazioni: http://www.lpspack.com/

IL POLIPROPILENE (PP)

Il polipropilene (PP) è un composto plastico che può mostrare diversa tatticità. Il prodotto più interessante dal punto di vista commerciale è quello isotattico, che è caratterizzato da un elevato carico a rottura, una bassa densità, una buona resistenza termica e all'abrasione.
La densità è di 0,9 g/cm³ e il punto di fusione è di 165°C e oltre.
Le proprietà chimiche, determinate nella produzione, comprendono la stereoregolarità, la massa molecolare e la distribuzione di massa molecolare.
Il prodotto atattico si presenta invece come un solido dall'aspetto gommoso di scarso interesse commerciale.
Il polipropilene ha conosciuto un gran successo nell'industria della plastica: molti oggetti di uso comune, dagli zerbini agli scolapasta per fare alcuni esempi, sono fatti di polipropilene.

Tratto da: wikipedia

per maggiori informazioni: http://www.lpspack.com/

MATERIALI PLASTICI

E' sicuramente difficile fare una panoramica breve sui moltissimi materiali plastici oggi esistenti. In generale tutti derivano dalla lavorazione del petrolio, la composizione chimica però viene cambiata per ottenere prestazioni diverse. La scelta della plastica più idonea può essere determinata da diverse esigenze:
In primo luogo bisogna considerare la necessità della TRASPARENZA o della stampa del materiale. In entrambe le direzioni sono stati fatti passi da gigante arrivando praticamente alla stessa trasparenza del vetro, e dall'altra con il miglioramento dei macchinari da stampa.
Un altra considerazione fondamentale va fatta riguardo alla durata del prodotto da confezionare. Per prodotti con breve conservazione o in cui questa non sia importante (prodotti non alimetari) si utilizzano normalmente MONOMATERIALI con costi inferiori e un'ottima resistenza nel proteggere il prodotto. Se invece la conservazione è importante i materiali ACCOPPIATI sono sicuramente più adatti. Per molti alimenti la barriera più importante è quella verso l'umidità esterna, soprattutto se devono essere consumati in breve tempo; quasi tutte le materie plastiche frenano bene il passaggio di umidità. Un pò più complicata è la scelta dei materiali che hanno la capacità di trattenere l'atmosfera modificata all'interno della confezione.
Diventa dunque importante avere una consulenza sempre pronta e preparata che possa aiutarvi ad indirizzare le vostre scelte, valutando il miglior rapporto qualità prezzo adatto al vostro confezionamento.

per maggiori informazioni: http://www.lpspack.com